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Fahrenheit 451 di Bradbury***

Ma come si fa a parlare di un libro come Fahrenheit 451 e a pensare che qualcuno possa trovare utile quel che si dice?
Siamo di fronte a un libro che è conosciutissimo sia come best seller (è l’opera per eccellenza dell’autore americano, assieme alle sue “Cronache Marziane”) sia come opera cinematrografica (di François Truffaut). Quindi meglio non dire niente? Dipende.
Dipende da chi è il destinatario e i destinatari, io, immagino sempre che sia gente come me.
Come te come? Vi chiederete.
Come me che non ho letto il libro né visto il film, pur avendo sentito parlare di entrambi, anche parecchio.
E allora? E allora dico subito che sì, è un bel libro, ma non quel libro straordinario, almeno non secondo me.
Innanzitutto bisogna contestualizzare: il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1951 e così come per Orwell, è spinto da tutte le paure che potevano attraversare l’occidente vincitore in quegli anni, osservando cosa accadeva aldilà della cortina di ferro.
Parlando di Orwell, c’è da dire che tutte le tematiche Bradburiane sono ricomprese in quell orwelliane, nessuna esclusa. Siamo quindi nell’ambito della fantascienza al servizio della politica e delle cose da dire in generale. Una fantascienza lieve, che introduce nella società dell’epoca pochissimi cambiamenti e innovazioni tecnologiche per renderla una società futura (su due piedi mi verrebbe da dire “un segugio meccanico” e “case che non bruciano”).
Il resto delle azioni pare avvenire nel presente piuttosto che nel futuro.
Non che sia un male, è una scelta, ma a tratti ho avuto l’impressione che “Fahrenheit 451” non sfruttasse appieno il potenziale dell’idea che racchiude, rimanendo incerto su alcuni fatti che potrebbero apparire piccole incoerenze Mi riferisco, ad esempio, una società che prima sembra reprimere i “lettori” o chi non vive secondo gli schemi, poi paiono essere così tanti da essere quasi tollerati. O ancora alle case che prima sono a prova di fuoco e alla fine paiono bruciare allegramente e completamente.
Insomma, forse qualcosina che lascia perplessi c’è. Ad ogni modo non è questo assolutamente un motivazione che riduce il potenziale del libro. L’idea centrale su cui poggia, ovvero dei pompieri che appiccano incendi ovunque vi si conservi dei libri, e l’idea dell’oblio e della spersonalizzazione portati da una società che non codifica più un certo tipo di sapere (umanistico, per lo più), sono due “insides” formidabili.
A tutti quelli, come me, a cui 1984 ha fatto male più di qualunque horror o serial killer, ecco, qui si ritroverà gli stessi brividi.
Guy Montag, nel suo viaggio verso il ritrovamento della sua persona e del suo pensare, diventa icona di un viaggio, interiore ed fisico, verso quello che anima ogni arte: la libertà. Ci sono personaggi, oltre al protagonista, che devono essere osservati e apprezzati per ciò che rappresentano. L’”invasata” moglie di Montag e la “pensante” Clarisse, sono gli antipodi di un mondo in cui Guy vive e combatte, per scegliere da quale parte stare. E l’autore, americanamente parlando, ce lo dice a ogni riga e a ogni parole quale sia la parte giusta. Beatty, il capo pompiere, è alla fine il personaggio più inquietante e selvaggio, asservito al potere del sistema e suo strumento, eppure conoscitore di libri e, alla fine, vittima stessa della spaccatura che i pompieri, con i loro lanciafiamme, continuano a tenere ben aperta, fra gli uomini e la loro coscienza.
Insomma, ce n’è abbastanza per capire perché questo sia un libro che “va letto”, senz’ombra di dubbio, aldilà delle trasposizioni filmiche e della scrittura di Bradbury che, a mio avviso, è leggermente appesantita da troppi aggettivi e ridondante, soprattutto nella prima parte del libro.
Credo di aver detto molto di più di quello che volevo. Sicuramente troppo, ma non si poteva liquidare questo libro in poche righe, e ce ne sarebbero ancora a decine di cose da dire.
Per chi è nella mia stessa situazione, di lettore che vorrebbe sapere se quei libri che, a detta di tutti, “bisogna leggere”, e si chiede se questo lo sia, beh, questo lo è!

Titolo Fahrenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Editore: Oscar Mondadori
Pagg. 196 - € 7.40
ISBN: 978-88-04-48771-5

2 commenti:

  1. Orwel? No îsal chel di Animal farm?
    Fahrenheit 451 par me al é masse "far".
    Mandi (Farwell:-)

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  2. Si Orwellino è proprio quello della Fattoria degli animali. Biel!
    mandi!

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