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Mozart di Atlantide di Simone M. Navarra

Oggi parlo di un libro che prima potevate facilmente leggere e ora non potete più, ma se ha fortuna chissà, magari lo troverete in libreria. Glielo auguro.
Il libro è “Mozart di Atlantide” del nostro scrittore emergente preferito Simone Maria Navarra, già recensito su queste pagine per un paio di suoi e-book e perché mi stava sul cazzo a causa del doppio nome, che gli invidio.
Forse è proprio per questo che gli ho comprato il libro su Lulu.com (a propostito, anche questo mi si è scollato, ma a questo punto sono io che sono sfigato! O che tratto i libri di merda). (Comunque se non volete comprarlo scrivete all'autore simone.navarra[chiocciola]virgilio.it, che tanto a lui interessa solo che qualcuno glielo legga e gli dica Oh simone che bravo che sei) Dicevo, gliel’ho comprato perché ne volevo parlar male, probabilmente. Purtroppo non ci riesco, non abbastanza per lo meno.
Il fatto è, come spiega(va) Simone sul suo sito o da qualche parte sul suo blog, il libro è un libro di Fantascienza che non fa ridere, come le cose che scrive sul blog, ma dovrebbe essere più serioso e filosofico. Beh, insomma, a me che non vado pazzo per la fantascienza e che sono ignorante di filosofia (e mi annoio con le seghe mentali) questo libro doveva non piacere. Invece mi è piaciuto.
E’ importante dire di che parla, tanto per cominciare. Non lasciatevi ingannare dal titolo. Mozart non centra un cazzo con il famoso musicista (oddio, magari una certa simbologia nella scelta dei nomi c’è, ma non starò certo qui a dirvela io) ma è uno pseudo trentenne che vive nel futuro su Atlantide, un satellite artificiale che ruota intorno al Sole, costruito per creare comunità di umani con le condizioni terrestri (ok, va bene, pseudo terrestri).
I personaggi qui si chiamano Mozart, Cleopatra, Svevo l’anziano, Ulisse, ecc. e sono sempre giovani, o per lo meno, ritrasferiscono il backup del proprio cervello in un corpo nuovo e uguale (età a scelta) ogni volta che muoiono. Entrambe le trovate mi sono piaciute.
Ah, e mie è piaciuta anche la copertina, di cui potete scoprire la provenienza cliccando nella sezione foto del sito di Simone M. Navarra.
Poi che succede…dunque, succede un qualcosa di misterioso e imprevisto, l’omicidio del protagonista, che è alquanto raro, in quel mondo, ma che avvia una serie di eventi che, a partire dal danneggiamento irreversibile del suo back-up cerebrale, permettono di sviluppare una trama che sorregge tutto l’impianto narrativo. Così, tra le peripezie di Mozart e quelle della co-protagonista del libro, un’attrice (Lagrange) che è diventata presidentessa del Consiglio Supremo di Atlantide per motivi tutt’altro che legati alla meritocrazia, si trattano diverse tematiche che effettivamente un po’ filosofiche sono. Il viaggio di Mozart è soprattutto interiore, così come lo è quello di Lagrange e fra sospetti, dubbi ed eventi catastrofici si arriva alla fine del libro con la sensazione di non aver capito proprio tutto o comunque con la voglia che le cose siano andate in un certo modo, e non essere sicuri che è stato proprio così.
Una caratteristica piuttosto curiosa. L’io narrante cambia da capitoletto in capitoletto, e la numerazione segue i numeri romani per le vicende di Lagrange, i numeri arabi per quelle, molto più numerose, di Mozart. Tra l’altro le due vicende si incrociano, ma i due personaggi non si incontrano mai (e non ve n’è motivo). Si salta, in questo modo, dalla prima persona alla terza e da narratore a voce fuori campo. Certo, ci si deve fare l’abitudine e all’inizio la cosa spiazza, ma sulla lunga distanza, funziona. Scelta coraggiosa, indubbiamente.
Tra l’altro, questo utilizzo di diversi “fuochi” di narrazione, rende il libro molto simile, o comunque facilmente adattabile, a una sceneggiatura, comprese alcune scene di fortissimo impatto (visivo) che ovviamente non vi vengo a dire.
Lati negativi. Beh, tanto per cominciare lo stile di scrittura va via via migliorando dai primi capitoli a metà del libro, per poi stabilizzarsi. L’inizio, ahimè, presenta ancora uno stile ingenuo e acerbo, soprattutto pensando al contesto fantascientifico. Si ha l’impressione che i dialoghi siano artefatti, che le parole siano lì per lunga ricerca dell’autore, piuttosto che per il fatto che siano quelle più adatte, e spontaneamente utilizzate per descrivere i fatti. Insomma, pecche da scrittore esordiente, per capirci. (ma c’è scritto in copertina!^^)
Ultimo neo per una considerazione generale che taglia tutto il lavoro. Siamo nel futuro, siamo su un satellite creato dall’uomo per una vita in vitro. Abbiamo l’immortalità, la genetica ha fatto passi da gigante, così come la tecnologia (almeno così si intuisce) eppure….
Eppure i personaggi si comportano come venti-trentenni attuali, con in testa una spolverata di reality e università e precariato. Parlano così, usano computer che dovrebbero essere avanti mille anni come se fossero indietro cinque; parlano del loro presente come parleremmo noi adesso di un futuro che non conosciamo. Hanno reazioni da XXsecolo mentre, viene da pensare, sarà pur cambiato qualcosa anche nelle persone e nelle personalità, in questo mondo futuro? Comuqneu questa è una sensazione. Scrivere di fantascienza vuol dire creare mondi, che in quanto futuri, sono completamente da immaginare. E immaginarli è facile, ma mettere a posto tutti i dettagli non lo è poi tanto. Inoltre credo sia una scelta, conscia o inconscia(?), dell’autore stesso quella di costruire addosso ai suoi personaggi alcune problematiche assolutamente attuali… insomma, già la filosofia fa fatica ad avere una ragione di vita nel presente, figuriamoci in un futuro! :)
Ok, anche troppe parole, per esprimere i miei pensieri. È che… si sa, il pensiero genera la materia, allora meglio esprimerlo bene!
Concludo dicendo solo una cosa: è un libro che ti resta, e non è cosa cosa da poco…
L’autore cosa dice in propria discolpa? :D

6 commenti:

  1. Cioè, tu invidi i doppi nomi?
    Vediamo se invidi anche il mio:
    Vincenzo Domenico.
    Se la risposta è affermativa sei un caso patologico...

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  2. Sì, anche Vincenzo Domenico mi piace
    c'ha pure due nomi composti da 8 lettere a testa, che vuoi di più.
    anzi
    magari li potrei attaccare anche al mio e ne faccio tre:
    Raffaele Vincenzo Domenico! figata!

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  3. Che dire, bellissima recensione. Sono daccordo al 99% su tutto (anche sulle critiche). Purtroppo il libro ha avuto una lunga gestazione e lo stile dei primi capitoli ne risente un po'. Basterebbe l'editing di qualche bravo editore per rendere tutto più omogeneo, ma credo che buttino il libro al primo cambio dalla terza alla prima persona visto che di solito "non si scrive così".

    Riguardo ai personaggi, l'idea era proprio che Atlantide fosse come una città europea dei giorni nostri, e che gli abitanti fossero come noi. E a ripensarci adesso mi pare l'idea migliore del romanzo... ma non sei certo il primo a cui non piace ^^

    Se qualcuno vuole leggere il libro (o l'ebook che è aggratis) può mandarmi una mail a simone.navarra[chiocciola]virgilio.it

    Grazie di nuovo!

    Simone

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  4. Raffaele, il grillo parlante (e rompicoglioni) ti avvisa che hai lasciato un refuso verso la fine:
    'Comuqneu'

    Cri-cri-cri

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  5. o no...
    io volevo dire proprio comuqneu! :D

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