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Il Dio nell'alcova di Elvezio Sciallis ***


Dopo aver letto il racconto di lungo respiro contenuto nell’antologia Bambini Cattivi ed esserne stato conquistato (stile e storia), mi aspettavo un bel libro, dal gentile dono di Elvezio, e sono stato accontentato.
Questi otto brevi racconti del soprannaturale formano un bel libro. Bello, ma non bellissimo, ma era quello che mi aspettavo dopo aver scoperto che queste opere sono state scritte in tre anni ben prima della data di pubblicazione.
Insomma, diciamo che a fine lettura l’ho vista più come una operazione del tipo “ehi, ma avrei anche questi da pubblicare, che se gli ridò una sistemata col senno (stilistico) di poi, non sone niente male.”
Ed è vero: non sono niente male.
Tanto per cominciare è un libro grazioso, esteticamente parlando. Copertina morbida sobria e oscura, con tanto di faccione truce dell’autore in seconda). Font classico, rientro a inizio paragrafo e tre disegni sparsi che colorano l’opera. Insomma, fa piacere averlo tra le mani.
Fattore numero due, che non c’entra nulla con questo libro, ma è un discorso generale, è la lunghezza dei racconti. Ribadisco la mia predilezione per la lunghezza che oscilla tra 6 e 10 pagine del racconto, in particolare del racconto che tratta tematiche come quelle del soprannaturale e dell’arcano. E questi racconti sono adatti alla loro lunghezza. Tutti composti di tre-quattro o al massimo 5-6 immagini, che compongono la storia. Sembrano fatti di fotografia che si muovono. Colgono il punto in cui succede qualcosa e lo accompagnano con poche immagini che ti fanno capire a chi e perché è successo.
Terzo fattore che mi è piaciuto, perché mi ci sono ritrovato in pieno, è il fatto di spiegare i titoli e qualche caratteristica di ogni racconto alla fine. In particolare la colonna sonora che li ha generati. Dico questo perché anch’io ho la fissa di inserire, in qualche modo, la colonna sonora che ha accompagnato la scrittura e che può accompagnare la lettura di ciò che scrivo. Ho l’idea fissa di poter scrivere un libro da vendere regalandoci sopra un cd con la colonna sonora che ne dovrebbe accompagnare la lettura.
Ho sempre questa immagine in testa: io che scrivo ascoltando i Low e cercando di mettere quei colori nelle righe di quel che scrivo, e il lettore (m’immagino sempre una lettrice) che legge ascoltando gli zero assoluto. E mi viene da piangere. : )
Sciallis ha ottenuto il risultato di collegare parole e musica attraverso dei titoli che a volte pare non c’entrino un piffero con il racconto, ma c’entrano con la canzone che ne è la colonna sonora. Peccato solo che non conoscevo tutte le canzoni citate.
Venendo ai racconti, aldilà di “A caccia”, vero e proprio divertissement fantascientifico lontano di molto dal clima degli altri racconti, Sciallis indaga una zona del sopranaturale che è molto, ma molto vicina a quello che noi (sbagliando, of course) chiamiamo “reale”.
La figura centrale è quella del fantasma, dello spirito, dell’entità incorporea ma violenta, invisibile ma che produce effetti reali, misteriosa ma conosciuta. Il fantasma che, come ci dice l’autore nell’azzeccata postfazione, nasce dall’umano per sottrazioni successive e si alimenta con le paure, le meschinità, le angosce, le cattiverie, i rimorsi, i sensi di colpa.
È un libro che insegna molto, a uno scrittore in erba che vuole interessarsi dell’arcano (come me, per esempio), e non sto parlando di stile (che in pochissimi punti qui è ancora acerbo e non del tutto personale) ne tanto meno di contenuti. Parlo di intenti e di state of mind o forma mentis, vedete un po’ voi. Io è questo che ho imparato da questo libro. E un grazie lo devo anche all’introduzione di Luigi Boccia e Nicola Lombardi, che non so chi siano, ma hanno riassunto in poche parole un pensiero che possedevo, ma non ero mai riuscito a formulare in forma compiuta. Lo riporto perché merita:

“L'Orrore e l'Arcano abitano in Italia da sempre. Sono i fonda­menti di un'antica tradizione che vive appena sotto la superficie dell'immagine solare della nostra penisola, tra i boschi e le cam­pagne. Un'antica tradizione che respira nell'ombra della nostra cultura mediterranea, lì dove la storia degli uomini s'incrocia da sempre con i culti pagani, con le antichissime credenze, con le vecchie "fole".
L'Italia è un paese di storie dimenticate e di scrittori che han­no smarrito l'arte di raccontare, da più generazioni. E se la "colpa" del Genere è stata quella di non aver avuto i padri fon­datori (i "riferimenti" quali Poe, Lovecraft, Bradbury, Matheson, King che hanno reso viva la letteratura dell'orrore in tutto il mondo), la colpa degli scrittori italiani che si sono cimentati con il Genere è stata forse quella di non aver "studiato" a fondo, e di aver cercato troppo a lungo solo nelle opere americane la lezione che molti maestri d'oltreoceano hanno recepito in Italia: uno spunto di partenza per descrivere l'Orrore e l'Arcano, per parla­re delle nostre ancestrali paure, del buio, del sangue, del mistero e della magia.”

Se dopo aver letto queste parole, si legge i racconti, si riesce a intuire (almeno per me è stato così), quale sia l’approccio mentale con cui avvicinarsi alla scrittura, in modo da seminare radici e non rami, che potrebbero sembrare radici ma non lo sono.
Sì lo so, di questa similitudine non si capisce un cazz, ma io che scrivo ho capito.:)
Due parole, ma proprio due sui racconti.
Riuscito quello che dà il titolo all’antologia, sia nell’idea, sia nell’esecuzione, anche se un po’ troppo sbilanciato nel disegnare il protagonista.
Un po’ banalotto, anche se esemplificativo della genesi di un fantasma, il secondo racconto Eclissi totale di cuore
Riuscitissima, invece, l’idea portante di Coda-475, che pur arrivando a uno splatter che io non adoro, apre la strada a molte… molte cose. Una via da percorrere!
Classico, anche se in chiave assolutamente nostrana e ligure, il Gioco d’ombre e divertente da leggere, come già detto, A caccia.
Poetico e po’ sociale Ombre nella pioggia, mentre gli ultimi due, Scavando nel fuoco e Compagno di giochi, sono, a mio avviso, i pezzi meglio riusciti stilisticamente, ma i peggiori dal punto di vista dell’originalità dei contenuti (il vecchio ricco pazzo con i suoi macabri progetti e il senso di colpa che si fa vendetta di un padre assai stereotipato).
Insomma.
Se ci sono letture che possono fertilizzare gli scrittori del fantastico in erba, beh, questo libro è indubbiamente parte di esse.
Inoltre, sempre a proposito di fertilizzante, andrò anche a leggere qualcosa di Peter Straub.

Il Dio nell’Alcova
Edizioni Il Foglio
Pagg. 75 - € 6.00
ISBN: 88-7606-000-6

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