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L'anima e la carne - AAVV***


Sempre nell’ordine Magnetica di qualche settimana fa c’era anche questo librettino (era un ordine di librettini, e allora?) che ho letto quasi subito, sia per brevità, sia per scorrevolezza (e poi perché ho un debole per i librettini, lo confesso).
Ora che il libro è tornato, dopo essersi fatto un giretto in altri occhi, lascio due righe al riguardo e mi accorgo subito di una cosa: i libri non sono come i dischi, quando ne devi parlare (almeno per me).
Dei libri ne devo parlare subito, non dico i giorni dopo averli terminati, ma per lo meno entro 2-3settimane. Se non lo faccio comincio a perdere delle cose. Perdo sensazioni, inpressioni, molto di ciò che è attaccato alla trama anche se da essa slegato. E infatti si slega, in poco tempo. Ti resta il ricordo dell’emozione e dell’impressione, ma non è la stessa cosa. (esempio, io mi ricordo che Cent’anni di solitudine, On the road o Poe erano libri bellissimi, mentre li leggevo, e mi ricordo l’emozione che generavano. Però non ha tal punto da poterne parlare e poterla raccontare)
Ecco perché se qui parlo di qualche libro è perché l’ho appena letto.
I dischi no, invece. A volte si colgono meglio dopo un po’ di tempo, un po’ di ascolti o, anche, un po’ di non ascolti.
Comunque sto divagando. Parliamo del libro!
Sono tre racconti brevi, di tre autori diversi e sono contenuti nella collana della magnetica che si chiama “Premi Letterari”. Qui il concorso letterario in questione era quello omonimo del titolo, e come spiega Lorenzo Nicotra in una pittoresca (come font) e interessante (come contenuto) introduzione, i racconti sono frutto dell’indagine nell’eterno incontro/scontro tra queste due entità: quella carnale e quella spirituale.
Dico subito che i racconti mi sono piaciuti in crescendo. Purtroppo ho trovato piuttosto freddo e scontato, anche se stilisticamente elegante, il primo racconto. Interessante e vivace, anche se dà l’impressione di poter essere migliorato, il secondo. È trattato con un punto di vista e una prima persona originale il terzo racconto, in cui si parla dal punto di vista di pazienti in coma.
Tutto sommato una lettura gradevole, che però non lascia eccessivamente il segno (solo qualche immagine del terzo racconto mi ha colpito abbastanza da lasciarsi ricordare in modo vivido ancora adesso).
Lascio tre righe anche di sinossi, giusto per capire di che si tratta.
Nel primo racconto si utilizza il punto di vista fanciullesco e ancora ingenuo per indagare una storia di abbandono e morte che spesso sfocia nell’approccio poetico (poesia del quotidiano, non di quella fatta di rime e metrica eh). Nel secondo racconto ci si ritrova in un’epoca di zombi in cui i mostri mangia cervello non sono poi tanto stupidi, ma hanno conservato l’attività sessuale (e questa è l’idea più originale). Nel terzo si entra nel punto di vista di un ex-infermiere in come vegetativo che invece, come probabilmente gli altri degenti, percepisce a modo suo la realtà, vedendo le cose dall’interno come se gli occhi fossero due vetrine (idea non originalissima, anzi, ma ben gestita)
Ok, come al solito parlo troppo.
Ultima raccomandazione sul fatto che, in ogni caso si tratta di autori emergenti, e che qualche pecca d’ingenuità si può concedere. Nonostante questo sono tre racconti “onesti”.
Titolo: L’anima e la carne
Autori: Ventre P., Cremonini S., Daini M.
Casa editrice: Magnetica Edizioni
Pagg. 63
- € 5.00
Codice ISBN: 88-89889-13-6

4 commenti:

  1. "I dischi no, invece. A volte si colgono meglio dopo un po’ di tempo, un po’ di ascolti o, anche, un po’ di non ascolti".

    Questa me la segno. Un disco va metabolizzato...

    Anche se in realtà credo che anche la rilettura aiuti molto ad andare in profondità nel testo. Penso che sia impossibile apprezzare tutte le sfumature e capire pienamente un Auto da fé di Canetti, per esempio, dopo una sola lettura.

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  2. Già, ma forse dopo la prima lettura sai già se un libro vuoi, vorrai o devi rileggerlo :)

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  3. Pina Varriale1 agosto 2007 09:33

    Un commento limpido, onesto come è nel tuo stile. Senza ghirigori da "critico d'arte", essenziale, una qualità che possiedono soltanto le persone che non devono "vendere fumo". Bello il paragone con la musica che induce a riflettere sui tempi di metabolizzazione delle sensazioni/suggestioni.
    Un libro che non ho letto ma, a questo punto, mi hai incuriosito.
    Ciao
    Pina

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  4. Grazie per le belle parole. :)

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