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Orchidea di Alessandro Maiucchi **


pagine 134 - euro 12.50
Edizioni Traccediverse

Sono un po’ titubante a dire due parole su Orchidea, del buon AlexMai che se sta leggendo saluto. Titubante perché o sarò che io mi aspettavo di più, o sarà che l’ho cominciato con la luna storta, fatto sta che all’inizio la scrittura non mi ha catturato. So cos’è stato che mi ha fatto storcere il naso, e so benissimo, peraltro che esistono tutte le attenuanti per questo difetto.
Il difetto è lo scrivere con la “voce altrui”. Troppe espressioni e troppe frasi erano vicine a espressioni e frasi che “si dicono” o che parevano influenzate da altre letture e altre voci. Fin qui nulla di male, perché credo sia una tara che ogni esordiente deve scontare (io stesso continuo a pensare, ogni volta che leggo qualcosa di mio vecchio di un paio di mesi: “ecco, così questa frase non la riscriverei mai”). Ciò che ha accentuato questo fatto è stata poi l’ambientazione, che, anche se giustificata dal soggiorno negli USA dell’autore, rimane un’ambientazione descrita in modo asettico e freddo. E non poteva essere altrimenti, direi, visto che mi pare ovvio sia un’estrema difficoltà ambientare una storia in un contesto “estraneo”. Ad ogni modo, la concomitanza di questi due fattori mi ha reso la lettura impervia, all’inizio. Non dico come scorrevolezza, che rimane sempre buona, bensì come domande che bussano al cervello dicendo che alcune scene sono inversosimili, o comunque, sanno di lontano.
Ci devo aggiungere, poi, prima di passare alle note positive, il fatto che, con un minimo di acume, si capisce subito chi potrebbe essere il colpevole, e il fatto che sia poi, alla fine, proprio quello, tradisce un po’ il lettore.
Di positivo ci sono, invece, varie cose. La più importante è che il libro è corso via veloce, tra le dita e sotto gli occhi. I capitoletti brevi e l’intrecciarsi sapiente, e mai confuso, di trama e personaggi, li fa incontrare e operare a uno a uno, senza ingorghi o tamponamenti. Concedendo la (disgraziata) creazione di un protagonista che fa lo scrittore (vedi le poche righe su Brian Keene su Necro per capire perchè disgraziata, nel senso di ingenua, scelta) si può dire che gli altri sono stati tratteggiati bene, senza eccessi e, anzi, mantenendo la loro dimensione reale.
Da sottolineare, poi la cura dell’editore che non ha lasciato spazio a errori grossolani di stampa o battitura e si è occupato egregiamente dell’aspetto estetico. (Tranne la copertina di Andrea Franco, credo).
Insomma, per farla breve, una lettura che alla fine, nonostante lo svelarsi atteso dei fatti, qualche morte troppo fantasiosa e il classico finale, arriva alla sufficienza, anche se per essere qualcosa di davvero soddisfacente ci vuole ancora esperienza. Non me ne voglia l'autore.

3 commenti:

  1. Il libro di Alex ce l'ho anch'io ma devo ancora finire di leggerlo, comunque mi trovi daccordo su diversi punti. Sono curioso di leggere il romanzo che ha scritto dopo...

    Poi tra i libri "in attesa" non vedo i libro dei gatti... come mai?? ^^

    Simone

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  2. Eccomi... sono offline causa trasloco da un po', quindi navigo pochissimo. Grazie delle buone parole, e anche delle meno buone: ho scritto Orchidea tra il 2003 e il 2004, ormai anche a me alcune parti fanno sorridere ;-)
    A presto
    Ale

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  3. Linkato su http://maiucchi.splinder.com :-)

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