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In fondo alla palude di Joe R. Lansdale ****

pagine 319 - € 7,90
Edizioni: Fanucci
Collana: tif

Premessa: leggere un Lansdale significa, per quanto mi riguarda, sapere già che aspettarmi. Volermi prendere una pausa da altre lettura. Senza pensieri, senza rischi di un libro mediocre o troppo impegnativo, senza il rischio di annoiarmi. E' un po' come staccare la spina. Ne ho ancora un 5-6 da leggere, uno in più ora che ho saputo che hanno ristampato anche Mucho Mojo. Me li centellinerò durante l'estate, credo, e parte dell'inverno. Un Lansdale ogni 4-5 altri libri, quasi come lo zuccherino per il mulo. E lo so, cari detrattaori, avete ragione. Ragione su tutta la linea. Tutti i difetti a cui state pensando, tutte le critiche. Ecco si, sono d'accordo su tutto. E sapete che vi dico? Me ne frego! E' un po' come, facendo un paragone azzardato, essere dei fan di Madonna. E' pop, certo. Ma è Lansdale!
Quindi diciamolo subito: questo libro non ha niente di speciale. È semplicemente una scura, tenera, emozionante storia. Lansdale si traveste da nonno Harry, ci fa sedere sulle sue ginocchia, e fra una parola di rimpianto e una di malinconia, ci ammalia con il suo modo di raccontare. Ci racconta dei bei tempi andati, di quando era bambino, quasi adolescente, e passava le giornate nei verdi boschi del Texas, assieme alla sorellina Tom. E noi, lettori sognanti, torniamo bambini assieme alle sue parole, riviviamo la spensieratezza di quando ancora non eravamo adolescenti, di quando le vacanze estive erano un interminabile, caldissimo, periodo di festa. Riuscirà a farvi sospirare, se avete più di trent’anni e se avete perso quello spirito da Peter Pan.
Non è un thriller, come dice il doveroso commento di Ammaniti in seconda di copertina. A voler essere appena appena attenti, si riesce a scoprire il colpevole già a un terzo di libro. Ma non è questo che conta. La suspense è un di più, uno strumento che spinge a leggere, capitolo dopo capitolo, senza voler smettere. E non ci si aspetti meraviglie narrative, scrittura sopraffina o intrecci complicati. Questa è una storia, come ce la racconterebbe il nonno, con i suoi abbellimenti, le sue pause, la sua personale visione delle cose. Ma a differenza del nonno qui, a un certo punto, entra in gioco l’effetto Lansdale. Di solito capita quando mancano all’incirca un centinaio di pagine: si volta una certa pagina, chiamiamola "pagina x", e ci si rende conto che non sarà più possibile smettere di leggere, fino alla fine.
Poi se vogliamo essere sinceri, in questo libro ci sono tutti i temi dei romanzi di formazione lansdaliani, con i propri pregi e difetti. Il tema perseverante del razzismo e dell’educazione, il tema della diversità, della morale, della natura amica-nemica. Li ritroviamo tutti, come acini appesi al raspo della narrazione. Non mancano le dissacranti metafore e i pestaggi, i momenti di pathos e quelli di tensione, e soprattutto non mancano i personaggi. L’uomo capra, i genitori, il cane e soprattutto la nonna di Harry, Root, la signorina Maggie, il vecchio Mose. Sono tutte figure che restano addosso e se sono un cliché è perché è stato proprio il vecchio Joe R. a crearli.
Sulla trama poco da dire: i due protagonisti, Harry e Tom, vivono un’estate indimenticabile in cui cercano di scoprire l’identità del serial killer che uccide e sevizia orribilmente alcune donne. Un libro semplice, ideale per far leggere un adolescente, e che piacerà molto a chi ha gradito “La sottile linea scura” e forse un po’ meno agli amanti del Lansdale più dissacrante e splatter. In ogni caso una prova riuscita.

1 commento:

  1. E questo per me è il capolavoro di Lansdale. Non mi commuovo quasi per niente, ma le pagine finali di questo libro mi hanno fatto venire il magone

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