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Vukovlad - Il signore dei lupi di Paolo Maurensig ****


pagine 109 - € 12,00
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri

Confesso di aver perso di vista il buon Maurensig per un po’. Dopo aver letto con piacere “la variante”, il “canone” e la “venere lesa” un po’ di anni fa, non ho più visto girare niente di suo sugli scaffali (oppure io giravo in altri scaffali) e l’ho perso di vista. E dire che se di un autore leggi tre libri, vuol dire che almeno uno dei due che precedono il terzo ti è piaciuto.
Fatto sta che me lo sono visto a pacchi, questo libretto della mondadori, verso la fine del 2006, ad assaltare gli scaffali con la sua vivace e monocromatica copertina (è un tramonto dell’est).
Il buon Maurensig, peraltro, lo vidi una volta a una presentazione, e non mi dispiacque affatto. Persona sicura, forse schiva, intelligente e a cui ho concesso volentieri una leggera supponenza e superbia, che in fondo, con Lüneburg, si era meritato.
Il fatto che abbia deciso di parlare di lupi mannari, o comunque sfiorare l’argomento, è stata la molla che mi ha fatto decidere per l’acquisto, nonostante i 12euri e il carattere e le pagine belli gonfi. Ma che ci devi fare, business rules. Di buono c’è che alla fine, nonostante continui a pensare che questo libricino, per la sua semplicità, sia quasi un contentino dell’autore alla Mondadori, e nonostante l’elevato rapporto ‘price for page’, non mi ha lasciato rammarichi e pentimenti. Uno di quei libri che all’ultima pagina, quando si resta sempre un po’ immoti, a valutarne l’essenza complessiva, ti fa pensare qualcosa del tipo: “beh, vedi, basta così poco per un buon libro.”


Detto questo, vi lascio due parole più serie.


Vukovlad è un romanzo breve, garbato ed elegante, che fa dello stile e delle atmosfere le sue carte vincenti. L’autore de “La Variante di Lüneburg” e di “Canone inverso” (per citare i più conosciuti) si lascia ammaliare dagli echi del genere fantastico, attingendo alle leggende e alle superstizioni che da sempre impregnano la “vecchia” Europa. Le vicende, ambientate tra le impervie montagne che separano Polonia e Ungheria, ci conducono dentro un mondo antico e inquietante, in cui sopravvivono misteriose creature del male dalle sembianze ferine.
Riproponendo il contesto, a lui caro, del secondo conflitto mondiale e dell’invasione nazista della Polonia, Maurensig scava nella vita di uno sperduto villaggio, che pare più vicino al Medioevo che alla metà del Ventesimo Secolo.
Utilizzando lo stratagemma della “vicenda narratagli casualmente dal suo protagonista” il romanzo usa sapientemente la prima persona per dare voce a Emil Ferenczi, sottotenente dell’esercito polacco, che presto si scontrerà contro quello tedesco.
Accanto alle operazioni di posizionamento delle truppe per il presidio dei luoghi strategici si sviluppa una serie d’inspiegabili e crudeli crimini che paiono essere tutti legati al Margravio di quella zona. Con un eccellente uso della lingua italiana e un registro dal sapore “antico”, l’autore friulano dipinge scenari cupi e tenebrosi, opprimendo il lettore con l’angoscia dell’imminente guerra e invitandolo alla lettura con l’ansia del voler scoprire i segreti che si celano ovunque.
Maestosa, in particolare, la descrizione del sontuoso banchetto che segue caccia; riuscite le caratterizzazioni del Margravio e dell’io narrante, così come quelle, di minor rilievo, dei soldati e degli abitanti del villaggio.Una storia, quindi, in cui non si cerca mai il colpo di scena o gli intrighi della trama. Si dipinge, a pennellate cupe e riflessi (o)scuri, e il risultato è davvero apprezzabile.

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