Libri stellati

Recensione dei libri letti da gelo, in mezzo a molti cazzi suoi

Storie di gelo

Racconti brevi, brevissimi e storie fantastiche da leggere

Cosa posso fare per voi

Diversi modi che ho per tenermi impegnato

Regala un libro bello

Libri belli, nuovi e a metà prezzo da regalare e regalarvi

Se ti piace il blog

I modi per diffondere e sostenere questo blog

Etichette: , ,

Il pedone (pukk-it)


Il pedone
Dio, se li odiava... Aveva scritto persino un pamphlet, sull'argomento, per inviarlo in Comene assieme alle firme che aveva raccolto. "Il neodarwinismo padronale decadente della società umana inserita in abitacoli". Chiarva la loro spregevole prepotenza, la sicumera, la boria... sì, lui li odiava, gli automobilisti. 
Ma alla fine aveva ottenuto: un dissuasore di velocità alto quanto un palmo, che fracassava le sospensioni e bloccava persino le ambulanze.
Trascorreva ore a respirare la sua vittoria, davanti alle auto che rallentavano e ripartivano. Morì pochi mesi dopo, di cancro ai polmoni, e non fumava nemmeno.

0 commenti
Etichette: , ,

Il mimo (pukk-it)

Il mimo

Ne denunciò la vicinanza a voce alta, muovendo lo smartphone come un rabdomante. Gli altri attorno al pokestop alzarono le teste dai monitor. Mr Mime, continuò il ragazzetto, sistemandosi gli occhiali sulle lentiggini e sull'acne, lo avrebbe fatto salire di livello... poteva evolverlo.
Vide alcune facce perplesse puntare il cellulare qua e là, poi fu di nuovo ignorato.
La novità della app era svanita, chi giocava non aveva tempo da perdere. Lui tentò di nuovo, abbozzando un avvistamento di un Mewtwo, ma si beccò persino un 'vaffanculo'.
Sconsolato, tolse gli occhi dal suo telefono spento e se ne andò.

1 commenti
Etichette: , , ,

"Davì" di Barbara Garlaschelli**

Lo so... lo so... è un libro per ragazzi, alla fine, ma lo stesso, non mi è piaciuto granché, anche se di solito le cose che ho letto della Barbara Garlaschelli avevano tutte il loro perché.
Stavolta no.
Mi ha ricordato, questo Davì, per certi versi, un altro libro che aveva protagonista un borderline, un senza tetto, anche se di stampo diverso, e che anche quello non mi era piaciuto (Zorro, della Mazzantini).
Il difetto, alla fine, è lo stesso: una visione stereotipata e gnagnosa del vagabondo, dell'homeless, che è sempre mezzo poeta, pieno di libertà, con tutte le ragioni del mondo, mentre la società cattiva e becera è persa dietro i propri vacui ideali fatti di nulla. 
Alcune cose, per dire, mi hanno proprio sparato via dal libro.
Che ne so... Davì è un punk. Uno con la cresta di capelli verdi sparata che tutti guardano e giudicano.
Okay...
Ma Davide è anche povero, vive di elemosina e lavoretti.
E allora io mi chiedo, ma sai quanto durano i capelli verdi prima di stingersi e rovinarsi? E sai quanto costa ritingerseli brillantemente in quel modo? Ecco... e allora dove prende i soldi, Davì?
Ché a comprare gli spray si spende anche di più eh, e insomma... io mi chiedevo questo genere di cose.

Non so perché non riusciamo a uscire da questa visione nostra che abbiamo dell'homeless. Tipo, ecco, un'altra cosa. La puzza. Perché chi dorme per strada puzza, e puzza di suo, ma non ci fa più caso, o comunque, anche se ne ha coscienza, non valuta la cosa come la valutiamo noi, ma ha parametri del tutto diversi. Mentre Davì, per un appunto sull'odore sgradevole, si sente sprofondare dalla vergogna, la furia gli sale a ondate ecc... E anche lì, boh, non mi convincevano queste reazioni che sarebbero nostre, ma non di uno che vive per strada senza documenti e da anni, per quanto giovanissimo.
E così anche il fatto che uno, senza documenti, viaggi pacifico per l'Europa come gli gira... okay che era qualche anno fa, che è stato scritto questo libro, ma era ancora peggio, la cosa, perché c'erano le frontiere. Queste le cose che non mi convincevano, insomma. 
Poi certo... nessun ragazzetto adolescente ci farà caso, e guarderanno tutti alla dolcissima storia d'amore tra il topo da biblioteca Davì e Nicla, ragazzetta scappata di casa con la solita visione del mondo, anche qui molto classica...
Incontra Davì, che pensa questo genere di cose: "Non sopportavo la scuola. Non sopportavo l'idea di trascorrere ore e ore intrappolato dietro quel banco tra compagni di classe con il cervello nero come la lavagna che avevamo davanti. E pronti a lasciarci scrivere frasi di cui non capivamo il senso. I professori erano brave persone, ma anche loro avevano la stessa espressione di mia madre: arresa. [...] Non c'era passione nelle loro parole."

E certo, insomma, è una prima persona... sono i pensieri di Davì, ma si va per luoghi comuni. I professori son così, e in tutti gli intermezzi in terza persona, dove si racconta dei flash di qualcuno che vede il nostro crestone verdognolo, si va per luoghi comuni. Il manager sempre troppo preso dal lavoro, L'automobilista che odia i pedoni, il medico divorato dalla routine... e niente, tutti sfigati quelli della "società" mentre Davì è l'unico che ha capito il senso della vita. :)
A parte questo, però, è comunque un discreto racconto per far leggere gli adolescenti, anche perché è ben chiaro di cercare empatia con l'età degli adolescenti e ci si riesce, così come è encomiabile l'idea di far percepire agli adolescenti come la lettura sia compatibile con a) la libertà b) la fighezza c) l'autonomia di pensiero. Anzi... la lettura è la via, per queste cose, anche se magari lo fai da borderline. Poi, tra l'altro, storie come quelle di Davì, con bibliotecarie che danno una mano ai vagabondi in questo senso, ve ne sono tante e magari anche se non sono fiabesche come questa, con dentro la storia d'amore, ci vanno vicine.
Insomma, dai... se vi capita per le mani, come è capitato a me, questo racconto scritto a punti di vista alternati (prima persona interna e terza esterna) e piani temporali alternati (quasi tutta analessi uno, presa diretta con flash forward brevi il secondo) va apprezzato se non altro per la costruzione. 
E io ne ho parlato pure troppo, che subito faccio la rece più lunga del racconto.
Mettiamolo via va.

0 commenti
Etichette: , ,

Il fioretto (pukk-it)


Il fioretto

"Hanno il caffè sociale, figo!"
"Un euro in pi?!"
"Eh, sì, ma ci finanziano progetti nella fascia del Sahel, Mi sono informato, sono iniziative serie."
"Ah, lodevole!" esclama Matteo, schiacciando il tasto del solito macchiato.
L'amico lo guarda, deluso. 
Matteo, un po' imbarazzato, un po' fiero, gli spiega che lui, ogni sera, almeno 10-15euro di beneficenza li fa.
Ricerca, poveri, animali... sostiene molte cause.
Quo-ti-dia-na-men-te, specifica. E' una specie di fioretto. 
E infatti, appena rincasa, apre il PC. 
CONDIVIDI SE HAI UN CUORE, ammicca il viso di un bambino down dalla sua bacheca. 
Lui clicca subito.
"Dieci centesimi per voi!" sentenzia orgoglioso.

0 commenti
Etichette: , , ,

"Breve storia della demagogia" di Claudio Pira**(*)

Sapete cosa ho fatto giovedì che avevo festa? Ho deciso di sprecare la giornata facendo cose di casa e cose di internet e ne ho fatte pochissime. Però una l'ho fatta, che è stata quella di sistemare i libri da leggere, visto che ho ricominciato a leggere. Almeno un po', dico. 
E a leggere, intendo su carta, perché il lettore, ora che è estate, non so perché ma non lo riesco a gestire. Perché sì, ora l'onda si è fermata, visto che non aggiornavo più il blog, ma le cose che mi sono state proposte in digitale da leggere erano parecchie, e quella cartellina non l'ho quasi toccata, da mesi. Però tra le varie cose a cui ho detto sì e che pensavo avrei cestinato c'era un pdf.

Non so quando me lo ha dato, forse anche un anno, boh... fatto sta che tipo a gennaio, prima di cambiare lavoro, credo di avergli dato una stampa, così, perché in cartaceo, magari, può essere che l'avrei letto. Alla fine saranno una 40ina di pagine in interlinea 1.5 e condite da qualche immagine, quindi si sta poco. 
A parte io, che l'ho leggiucchiato mentre facevo colazione, 2-3 pagine ogni tanto, nell'ultimo mese.
Mi interessava, questo argomento, per quello gli ho detto sì. E il saggio, che non credo abbia alcuna pretesa di esaustività né di approfondimento, è una sorta di introduzione storica a un discorso che forse sarà il nodo futuro da sbrogliare per la sociologia e la politica, se vogliono contribuire a mantenere in vita alcuni valori come la democrazia, la libertà, la capacità critica di giudizio.

Ho le mie idee, sull'epoca attuale, sulle derive emotive che va prendendo e su come il populismo e la demagogia siano diventate altro, modificate e modificanti dal/la collettività dei social in generale.
Fb ha cambiato il mondo, è un dato di fatto, e lo ha cambiato in peggio, pur avendo alcun potenzialità per poterlo migliorare. Il problema è che non è Fb, il problema, perché quello è solo uno strumento. Uno strumento che ha dato corpo ad alcuni difetti potenziali umani che si sono autoalimentati. Insomma... siamo nella merda. L'analfabetismo funzionale, la voglia di credere al falso, la rabbia latente, la mancanza di stimoli buoni... non so, c'è molto da dire. E qui, in questo molto, ecco arrivare la demagogia e la manipolazione da parte delle istituzioni pubbliche, che oramai questa cosa la sanno bene, e la sfrutteranno completamente. 
Tutto questo mi fa paura. Ma non è di questo che parla il saggino di Pira.
Che è un po' acerbo, come stile e come realizzazione (intendo cose come le d eufoniche gli accenti sostituiti da apostrofi gli in tutto e per tutto e qualche frase fatta di troppo, cose così) ma getta le basi per un'idea che è comunque interessante. Dare un'occhiata al da dove viene la demagogia e come si è evoluta, in giro per il mondo, potrebbe, se ripresa con un lavoro approfondito, gettare qualche luce sull'oggi. Siamo freschi di stragi usate come armi di persuasione politiche per raccattare voti e consensi, le bufale sono il male del terzo millennio e lo saranno sempre più, e insomma... diciamo che la demagogia è, col crescere della stupidità e cecità, la via che apre le porte al successo e soprattutto quella che le tiene aperte.

Del lavoro in sé che dire. Diciamo che vi lascia una serie di imput per andare ad approfondire la storia. Alcuni sono cose che si sanno (la demagogia dei regimi, il caso Kennedy-Nixon, Obama primo re dei social...) ma altre, come le posizioni di Pirandello, o Cleone dell'antica Grecia, o Freud e il suo gestore post accuse naziste, ecco, non le conoscevo, e quindi le ho imparate volentieri.
Alla fine un saggio deve lasciarti più colto di prima e un pochino lo sono, quindi, va bene.
Non so dove si piglia scarica o che. E se devo fare una critica, oltre a quella precedente, è sul fatto di non aver dato un livello di approfondimento maggiore, pur rimanendo nella generalità del testo. Nel senso... qualche capitoletto in più, breve, qualche esempio in più e qualche caso politico nella storia della civiltà forse sono stati lasciati fuori, lasciando spazio e quegli eventi e quelle figure (Orwell, per dire) che sono più conosciuti e più celebri.
Per il resto, dai, potete leggerne quasi metà qui su gooooogle, e io ora provvedo a fare altre due cosucce e andare a fare una corsa, che dopo questi tre giorni, tra attentati e golpe, direi che con la demagogia ho fatto il pieno.
Ah, sapete cosa vi regalo? La fotografia dei miei libri da leggere con le etichette che ho dovuto mettere per cominciare a fare ordine (meglio non dire che ce n'è molti altri tra quelli della libreria generale). Pensate voi come sono ridotto... Ma ora li leggo eh, vedrete che pian piano, un po' vuoterò questo armadietto.


0 commenti
Etichette: , , , ,

"Cadrà dolce la pioggia e altri racconti" di Ray Bradbury****

Si può scriverla in un lampo 'sta recinzione di un libro dei Racconti d'autore che così lo metto via?
No perché son già le otto e sedici e alle nove essere a cena là dei matti devo e non è che funziono tanto bene con la cosa di ieri che è come se mi si fosse intristito il corpo e più per i riflessi del gesto, che per il gesto, che non ne posso più di tutto questo odio.
Penso sempre, che io, se io fossi odiato così, sarei uno capace di fare qualcosa di simile, anche se diversa. Non è una bella cosa da dire, ma sì, penso che lo farei, solo con criterio... e forse non è così ma nel mio piccolo lo faccio già. Avrei solo modi e mire diverse, ma la vendetta trasversale forse mi rimarrebbe.
Comunque, poi, questo libro è perfino in tema.

E' uno dei racconti d'autore e l'ho letto perché è Bradbury, che compiva gli anni come me e che è stato tanto, ma tanto bravo.
E se è stato bravo, sì, forse tutti a dire che lo è stato per Fahrenheit, ma io dico no, lo è stato di più per le Cronache marziane.
E infatti a me sembrava, quando ho cominciato a leggere, di aver già letto questo racconto numero uno, e infatti, è così.
Qui, in questo numero 17 della collana del Sole 24 domenicale ci sono proprio alcuni racconti delle Cronache marziane. Per la precisione:
- agosto 2026 Cadrà dolce la pioggia.
- agosto 2026 I lunghi anni
- ottobre 2026 La gita di un milione di anni
Tre brani, brevissimi, con font 16 e pure pagine bianche dentro. Troppo pochi per apprezzare appieno la bellezza delle cronache marziane, che son racconti sì, ma sono un concept.
Però sono sempre tre ottimi racconti e insomma... già ve lo dissi e lo ritrovo, quel senso di analisi della diversità di Bradbury, con i marziani e gli umani che tirano fuori da entrambi il meglio e il peggio, e con la logica delle razze che va e viene e sembra destinata a far soccombere la fratellanza e la vita (non è così, forse?) E allora, l'invito è a leggerle, le cronache marziane, o almeno questi tre pezzi se avete questo numero. Non è fantascienza, no, non fatevi trarre in inganno.
Marte è molto vicino a noi, e i marziani sono dappertutto. 
E io mi fermo qui, vi ho messo il link e nel caso vi rileggete quello. E vado dai matti, a cena.

0 commenti
Etichette: , ,

Il compositore (pukk-it)

Il compositore

Dicevano che quel lavoro avrebbe sempre avuto mercato, che era uno sciacallo dell'ego, ma a lui non importava. Lui non avrebbe saputo fare altro, nella vita.
Sistemò gli arti della carcassa, la pelle croccante e dorata dal fuoco. La vestì con un contorno adeguato, ché i colori risaltassero. Poi scattò la fotografia e l'inviò: sembrava che dormisse, di un sonno che era appetito e squisitezza.
Dopo poche ore eccolo, il suo pollo al tartufo e germogli di soia, comparire sul profilo facebook del cliente. Uno, cinque, venti mi piace in pochi minuti... poi un tripudio di com(pli)menti entusiasti.
Sorrise, mentre addentava la pietanza: un altro cliente soddisfatto!

0 commenti