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"Il GGG" di Roald Dahl****

Si stava come le foglie a parlare del perché fossero giorni che mandavo in giro pezzi di ggg a destra e a manca in quando belli e divertosi, con juliette, e mi venne il ghiribizzo di sapere per cosa stesse la terza G di GGG.
Nel senso: Gentle Giant, okay, ma G che?
E allora cerca e cerca e cerca e dopo aver scoperto siti porno tedeschi, campioni di boxe, modi di dire dello slang dei rapper del lato nord-ovest del cortile della scuola del vicolo piccolo della settima boulevard di Springfield, ecco accadere l'imponderabile.
Tenetevi forte, perché potrebbe cambiarvi la vita!
GGG stands for... BFG!
Big Friendly Giant.
E non Great Gentle Giant
o Good GG
o che ne so, Galactic Gentle Giant.

No! In italiano is megl che english!
Okay... è stato un duro colpo, ma sono sopravvissuto, e proprio ieri l'ho finito di leggere. Eh sì, perché stavo leggendo un libro bello, storico, del Frappa, ma non riuscivo più a leggere, e ho smesso, e ora per ricominciare avevo bisogno di prendere la ricorsa.
E la rincorsa si prende con i libri per ragazzi, che si sta poco, che sono easy, e che insomma... si dovrebbe riuscire a finirli.
Ed è stato così, con questo GGG, ma c'è stato molto di più!
Mi sono divertito alla grande!
E poi è ovvio che rompevo il cats al mondo mandando a destra e a monca pezzi del libro.
Tipo, ve li metto pure a voi, così capite.

"Crocchia-Ossa si crocchia ogni sera due popollani e se li ciuccia per cena! Un rumore da spaccarti le orecchie! Un rumore di ossa crocchiate che si sente crizze-crazze per chilometri!"
"Qualche volta vanno anche in Inghilterra?" chiese Sofia.
"Spesso. Loro dice che il popollo inglese ha uno splendido sapore di plum-cacca"
"Non riesco proprio a capire che cosa vuole dire" disse sostenuta Sofia.
"Non importa." la rassicurò il GGG. "Io non può parlare sempre giusto. Qualche volta parla ingiusto."

"Il GGG accennò col dito alle sue orecchie enormi come la ruota di un camion." [...]
"Lei cioè sente rumori che io non posso sentire?"
"Confronto a me, tu è sorda come un budino!"

"Perché" disse Sofia arrossendo leggermente "se le bollicine scendono invece di salire, usciranno da qualche altra parte con un rumore ancora più forte e sconveniente"
"Con un petocchio!" esclamò il GGG raggiante"Noi giganti fa petocchi in continuazione!..."
Questo è il perché è bello, chiaro o scuro?
(Voi dovete rispondere "Chiaro")
Insomma, fatto sta che le cose da dire sarebbero anche poche e posso elencare, che faccio prima.
1) sono una merdaccia perché dovrei averlo letto da piccolo, 'sto libro, come si leggono le cose da piccoli, e io non l'ho fatto, e lo faccio adesso e me ne vanto e me la godo tutta. (Anzi, credo di godermeli molto di più)
2) Ci stanno per fare il film, e volevo leggerlo prima che uscisse, 'sto film, che si sa, poi te lo cambia.
3) Tutto ciò che Dahl ha scritto, va letto. Questo è una delle regole del lettore me, che per motivi di tempo non rispetto, ma che non rinnego.
4) Si ride un sacco, con il GGG che parla, lo avete visto là sopra, ed è così spassoso sempre, dall'inizio alla fine.
5) è un libro di buoni sentimenti, certo, e molto cartoonesco, certo, ma ciò non toglie che non perde di vista il senso delle veritierità, e nemmeno una certa serietà nel trattare i temi tra le righe (l'orfanotrofio, i militari, la cattiveria umana, l'odio per la diversità)
6) Chi ha tradotto ha fatto un'opera monumentale, davvero (Donatella Ziliotto, direttrice di collana anche).
7) la relatività delle cose, qui, è trattata in modo sublime. Vedere come i soprusi siano fatti dai giganti sul gigante rende bene l'idea di come il giusto e l'ingiusto vadano pesati ogni volta, così come il mangiare e divorare bambini - molto horror, in nuce, molto easy come trattazione - viene, in un certo momento, quasi spiegato, facendo il raffronto con altri del mondo animale.
8) Sofia, la protagonista, una zolfanella, con la testa piena di pigne, ingegnosa e coraggiosa, riesce a essere sempre non petulante e non irritante, ma a oscillare tra simpatia e apprezzamento, il che, visto il suo ruolo, non era scontato. E aggiungo che non si piange mai addosso per essere orfana.
9) Era un regalo per le nipoti, questo, anzi, lo è, ma me lo ero tenuto indietro per leggermelo, e ho fatto bene. Anzi, benissimo!
10) Ci sono ovviamente i disegni di Quentin Blake, che tutti sapete quali sono.
11) E' migliore della Fabbrica di cioccolato, per me.
12) E' leggero, pur non essendo leggero, ed è un grandissimo pregio
Va bene, dai, basta elenco.

Come dite? Siete tra i pochi al mondo come me che non sanno nulla della storia?
No problemo.
Sofia, zolfanella, si sveglia di notte e sa che non dovrebbe guardare fuori, ma lo fa, e scopre un gigante, che la vede, e la rapisce, deve, e non la mangia, perché quello lo fanno già gli altri nove giganti che vivono nella terra loro, e che ogni notte escono a mangiare bambini, o umani in generale.
Ma li mangiano davvero eh, mica per finta. 
Ma il nostro GGG è buono, parla in modo simpaticoso, e soffia i sogni nei sonni dei bambini, che prima cattura. Lui non mangia i popollani, ma i cetrionzoli, ma è solo sette metri, e non venti, come sono i cattivoni che lo bullano. Insomma... Sofia vuole salvare i bambini da scorpacciata future. E chi può aiutarla se non la Regina!

E' tutto. E ora posso tornare a leggere altro, se ce la faccio.

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"Lame senza memoria" di Diego Cocco**(*)

La verità è che il blog è fermo perché non sto leggendo niente.
Niente.
Troppi lavori, e uno con oggi è finito, per sempre, e sì, dispiace un po', certo. Ma invece poi non ho nemmeno il tempo per dispiacermi.
Stavo bevendo birra e guardando un anime giapponico, poco fa. Molto carino, tra l'altro, roba horror tranquilla, curioso per l'animazione molto low fi, che poi tanto low fi non è.
E poi sto facendo le cose dello spettacolo, e sono tante, e stupide, a volte, ma ti portano via taaaanto tempo.
Tipo scrivere i titoli delle storie sui foglietti e ficcarli nelle palline degli ovetti e poi metterli nella casetta dell'osteria-
Come dite?
Non avete capito un cats?
Io sì, questo basti.
Poi c'è anche da dire che ascolto roba.
Tipo stasera, il nuovo Ep Massive Attack con tricky che fa una comparsata, il singolo di Pj harvey nuovo, il nuovo marlene, il singolo nuovo di Ben Harper, e le solite monate di Kanye, Elliott Smith dissepolto e poi capossela nuovo, e poi... e poi boh, altre cose che mica mi posso ricordare tutto...
Allora..
Non è che però non sto proprio leggendo niente niente.
Ho una mail datata 5 gennaio che non ho buttato. Alcune cose che decido di fare non butto la mail fino a che.
Questa era di diego, che mi manda il suo lavoro poetico, uscito in digitale, che si chiama "Lame senza memoria" e che è fatto di... boh, 56 poesie, credo, che chiamare poesie non è corretto, forse, e non perché non hanno la rima - no, checchè ne pensiate non sono così limitato. Mi piace cogliere la metrica, ma anche la sonorità, ma anche la melodia. Prendete Capossela, che sto ascoltando ora. Usa tutto... dai provate ad ascoltare. Qui invece sono poesie-pensieri, molto prose poem con gli a capo. C'è più spazio per il voler dire, o voler giocare con le parole e non sempre il gioco riesce anche se la lettura non è mai sgradevole. Il problema che ho incontrato, in qualche frangente, è stato più che altro quello di una lettura trasparente.
Poi certo, uno mi dirà che è questione di gusti, ma io dico no. Non lo è. La poesie, o anche i suoi dintorni, hanno comunque delle regole, delle leggi di incisività, delle strategie melodiche che vanno ricercate, e qui, il buon Diego mi perdonerà, non si riesce sempre ad azzeccarle, anche se qualche volta si. Si riesce, piuttosto, a interessare e portare via bene lettura sopra melodia quando dentro ai versi c'è un testo che racconta, un poetare che si adagia su un solco quasi narrativo, più profondo, che rende più coeso il discorso poetico.
Vi faccio un esempio, di entrambe le cose. Ora vado a cercare eh.. portate pazienza,
Ecco, questa è una cosa buona, per la cosa che dicevo.
Ieri sera sono entrato
nella stanza 301
del mio hotel preferito,
ero stanco, assetato
e impreparato alla scena:
un paio di occhi mi stavano fissando
incastonati nel muro,
occhi vivi,
potete capire il mio imbarazzo.
Ho infilato il pigiama
e sfilato una birra rossa dal frigo,
scolata osservando quegli occhi
che osservavano me.
E poi di corsa in bagno a cercare
la forbicina per le unghie
e disseppellire un angolo doloroso
del mio alluce.
Okay? si scappa e ignora l'atto poetico ma non si abbandona una melodia di lettura, ma si fonda il flusso sul contenuto, sul dire, non sul sentire. E secondo me riesce.
Poi invece, vediamo, fatemi trovar un altro pezzo
Ecco, questa, che ricade nella lettura trasparente.
È una storia triste
di consapevolezza e coscienza
una guerra persa col mondo,
un verme beccato
dalla gallina affamata.
Miliardi di anime aspettano
il pasto quotidiano
un lavoro sicuro
la moglie, l’amante
l’attimo di follia
il sabato e la domenica…
addomesticati dalla vita,
soggiogati dalla morte.
O almeno per me, dico, che non riesce a toccarmi la lettura.
Poi va detto una cosa. La parola poesia va tenuta lontana da questo lavoro di Cocco, perché non ha l'ambizione di esserlo, nè, quindi, cerca di scimmiottarla, ma anzi, va per la sua strada, giocando a volte con le parole, ma più spesso mettendole una dietro l'altra per raccontare emozioni urgenti, anche se non sempre ben definite.
E' tutto va. la birra è finita, la mail di diego la posso cancellare, e mi metto a ritagliare le cosucce coi titoli da mettere nella casetta che.

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"Condominio Italia" di AAVV***

Noemi mi ha mandato questo e io l'ho letto.
Noemi mi ha mandato questo perché ha vinto qualchecosa, tipo essere pubblicata qui, per essere arrivata seconda a questo concorso e io manco lo sapevo. E poi quando mi ha spedito per posta questa cosa ho scoperto che la terza era Fiorella.
Wow! mi sono detto.
La mia fan numero uno e una delle mie donne che scrivono preferite nello stesso libro!
Lo leggo.
E infatti l'ho letto e loro due mi sono piaciute. Noemi parecchio.
Credo sia la miglior cosa che ha scritto, anche se okay, non è che io ne abbia lette poi tante, ma questa era bella. Il miglior racconto dei tre.
Il primo invece proprio non mi è piaciuto. O meglio, l'idea, in po' di inquietudine te la poteva mettere, ma era troppo lungo e non finiva più, non riuscivo ad andare avanti e avrebbe potuto esprimere le stesse cose in metà spazio, e soprattutto evitando una selva di frasi fatte e retoriche da far accapponare la pelle. Infatti, non riuscendo ad andare avanti, mi chiedevo, Cats, ma figurati come sono gli altri due se questo è così... Poi per fortuna erano belli.
Anyway, parliamo del libro.
E' una bella pubblicazione, nel senso che il libro è piccolino e ben fatto, e i tre racconti, alla fine, soddisfano e nel complesso è stata una lettura piacevole e rapida.
---
Ecco, mi sono interrotto, giorni fa, e finisco oggi, giorni dopo. Troppe cose. Ho visto escher e scritto cose sulle dita, tradotto cose e visto i disegni a Sarmede, e scritto CS e post e stretto accordi e disegnato nella testa e boh, insomma, ora basta, per qualche minuto e finiamo questo post.
Le vacanze son finite. Il cartello per la partita è fatto. Ero riuscito a vuotare la mail ma adesso ne ho due da risolvere, poi?
Niente... finiamo questo post, dai. Ah, sì, è arrivata la neve, bello!
Si diceva del libretto.
Dunque, il primo racconto è un'ipotetico colpo di stato in Italia, O meglio... si prende l'italiano medio, lo si descrive declinandolo in salsa stereotipo, e si mostra come sia la sua indolenza a causare, o meglio, non evitare il declino, la decadenza. E' un racconto che può far paura, ma come dicevo è lungo, un po' troppo, e le descrizioni annoiano, soprattutto quandi dipingono tanti personaggi basandosi sull'idea stereotipata, che, proprio in quanto tale, la conosciamo e poteva essere ridotta. Per farvi capire, se io vi dico "il palestrato" a voi viene in mente un certo tipo di stereotipo. se poi io ve lo descrivo e vi descrivo esattamente il palestrato che avete in testa, voi un po' vi annoiate, o meglio, ve lo aspettavate. Una volta può andare, ma se arrivo in doppia cifra vi stufate. Poi è vero, siamo indolenti, ma se tutti sono così non si capisce chi siano quelle migliaia in piazza a protestare...
Il racconto due, di noemi, è strapieno di idee, idee poetiche, immagini, fantasie, tanta tenerezza. Ma stavolta, è anche inserito in una bella storia, molto disarmante, e ambientatissima nella sua sicilia. Brava dai, anzi, vi prendo un pezzetto, perché mi va.
Paoletto aveva sette anni ma era alto come uno di dieci, quindi poco più basso di me, che ne avevo undici. Era magro come un insetto stecco e i capelli erano ricci, così quando c'erano i pidocchi ne prendeva più di tutti.
Gli feci un cenno e lanciò nella busta due arance, suo zio aveva l'agrumeto.
Subito accanto c'erano Turi e Peppino, gemelli così uguali che ci avevo speso tutta l'infanzia, per imparare a distinguerli, e solo con l'adolescenza ci stavo riuscendo.
Perché ero diventato più saggio, e Peppino più grasso.
Loro avevano portato del formaggio e Giorgio un bel vasetto di marmellata. Secondo me aveva il papa inglese, anche se sua madre lo negava, perché era tutto biondo con gli occhi azzurri e la pelle chiara.
Infine c'era Tommaso, il più piccolo di tutti, il mio preferito.
Aveva cinque anni e i capelli rasati come un soldato.
Gli occhi erano grandi, verdi, e sorridevano più della bocca, che pure non faceva altro.
Suo papa stava sempre al fronte e sua madre gli aveva cucito una tuta militare dai pantaloni di una vecchia divisa, perché così glielo ricordava di più.
Tommaso aveva anche preso l'abitudine di marciare, così sembrava un soldatino strano, tutto ligio
al dovere ma allegro. Come altra peculiarità adorava catturare le lucertole -e le ranocchie]- aggiungeva ogni volta.
Mise nel cesto delle uova.
«Le ho bollite, le ho bollite!» cinguettò.
Gli strizzai l'occhio, orgoglioso.
Una mano un po' più esile scivolò nella cesta, facendo cadere qualche noce.
Anna aveva la mia età e, anche se era più bassa, in viso sembrava più grande, come se sapesse più cose della vita. Aveva i capelli fino al sedere, la pelle sempre abbronzata e occhi nocciola, un po' tristi anche se rideva.
Ordinai a tutti di sedersi, spartii il cibo.
Mio padre lo faceva sempre, alle riunioni della sua banda: diceva che tutto andava condiviso, che non importava chi aveva portato cosa, chi aveva contribuito più e chi meno, perché combattevano tutti la stessa battaglia e ognuno faceva quello che poteva.
E quando qualcuno non poteva portare nulla, mangiava lo stesso.
Io ero ancora piccolo, per fare il separatista, ma da grande lo sarei diventato.
Bello, vero? Ambientato nel '46 è sì un bell'omaggio ai ragazzi della via Pal, in un certo modo, ma è lontano dai soliti racconti gnagnosi sulla guerra che hanno come protagonisti i bambini.
Poi c'è Fiorella.
Come stai Fio'? Dai, è da tanto che non ci sentiamo. Scrivimi, se mi leggi.
Il suo è un bel racconto, che ti può strappare il cuore, a un certo punto, ma è telefonato, una cosa facile, mettiamola così. Sappiamo un po' dove si andrà a parare, ma ci resta una pregevole costruzione dei personaggi, delle analessi e una storia che, in poche parole, è densa di varie umanità. 
V&V, per dirvi della trama, ovvero Violenza e Vendetta.

E' tutto, dai.
Io vado avanti a leggere le poesie di diego, che mi ha mandato stasera, bevo liquore alle noci, medito che dovrei andare a letto, e non sto facendo nè la doccia nè la barba, nè un sacco di altre cose...
Delle cose che non sto facendo posso riempire il mondo, insomma :)
Anzi, mi spiace salutarvi così, sapete che faccio? Vi regalo una foto dei disegni che ho fotografato oggi, a Sarmede, e anche vi linko qui il cartello per la partita di domani, tanto per.





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"Il tempo delle parole sottovoce" di Anne-Lise Grobéty**

A me tendenzialmente un titolo simile fa già cagare, di solito. Prelude gnagnoseria. E la gnagnoseria è una di quelle cose che contribuisce alla decadenza emotiva del mondo, un misto di retorica e piagnucolio che si attacca come una cozza alle cause universalmente giuste, e da lì gnagnisce.
Capisco che sia difficile da spiegare, ma ci sono quei catalizzatori che rendono molto difficile che un'opera riesca a distinguersi, tra la galassia di satelliti gnagnosi.
Uno di questi è l'Olocausto.
I buoni sono alcuni, uccisi maltrattati perseguitati ecc. I cattivi sono altri. La razza blalbla, l'uomo crudele, blablabla, ecc. Ecco. Io ho cominciato a temere questa cosa già dopo pochissime righe.
Avevo un amico, un amico vero.Oskar.
Ecco... già queste righe mi preoccupavano. Si aprono due vie di gnagnoseria: la via olocausto, del tipo uno dei due è ebreo, e la via uno dei due è un fantasma o amico immaginario per nascondere una qualche violenza domestica, o insomma, "cosa brutta". Poche pagine (ma vuol dire poche righe, perché è uno di quei libri dove la maggior parte delle pagine è bianca) si scopre che il papà di questo Oskar è un banchiere e qui siamo chiaramente sulla prima strada. Poi si arriva alla classica pagina tutta bianca in cui in mezzo, centrate, ci sono quattro versi, in prosa della prima persona.
Nessun pericolo minacciava la nostra vita 
di bambini finché non venne 
il tempo delle parole 
sottovoce.
Okay, okay, i padri dei due sono due ubriaconi poeti, il padre ama Heine e i grandi poeti tedeschi, di cui il nazismo, chiaramente, brucerà le opere, poi vuole addirittura che il figlio lo diventi, poeta, poeta e basta. Ma a me, questi quattro versi che già facevano capire tutto, sono stati proprio un gran bicchierone di latte. Alle ginocchia.
L'apoteosi si raggiunge poche pagine dopo, quando si dice che 
sui muri del borgo si vedeva comparire sempre più spesso una specie di rano nero con la gambe sciancate, che si arrampicava sul fondo rosso sangue di una bandiera.
Ecco, a parte che 'sta cosa, raccontata da un bambino di 7-8 anni o quel che è, mi ha sparato fuori dal racconto in tre secondi, in quanto falsa e poco credibile, per le similitudini cercate (ragno-sangue) e poi proprio era una super gnagnosata.
Poi leggo la copertina e vedo che il libro ha vinto il premio Saint Exupery, (è un libro del 2001, mi pare) e quindi okay, è un libro per ragazzi, e per i ragazzi, vi dico subito, può andare anche bene. Però resta che si può fare meglio, anche trattando questo tema, e non basta infilarci un po' di api (simboliche, sì, ma inutili) e un po' di frasi e similitudini come quella delle parole sottovoce, per rendere un testo originale e distinguersi dalla massa di altre storielle che gravitano attorno a questo tema insopportabilmente inflazionato. Insomma... uno è lì che legge e pensa, Ti prego, dimmi che non stiamo parlando di nazisti ed ebrei, e invece, ecco. Sì. 
Ed eccola la vocina, laggiù, ti ho sentito.
- E ma allora sei nazista, allora non credi che sia importante ricordare questi orrori, ma allora se contro gli ebrei, ma non capisci che bisogna che i ragazzi vengano formati per... sbroc sbroc blablab. 
Ecco. No. Non lo penso.
Penso che esistono buoni racconti e racconti mediocri e questo non appartiene alla prima categoria. Mi viene in mente un altro libro, Destinatario sconosciuto. E penso di poter dire che:
Questo libro è un buona lettura per un certo target, molto limitato, di ragazzi diciamo dalla quinta elementare e delle medie. Per tutti gli altri è un libro che scivola via, si dimentica, anche se è piacevole da leggere (a proposito, si legge in 15-20 minuti, massimo mezzora)
L'altro lo consiglierei a chiunque, perché tratta lo stesso identico tema (amicizia, travolta dal nazismo) ma lo fa in modo diversissimo, senza retorica, e con una struttura narrativa originale e ben scritta, senza manierismi e gnagnoseria.
Io l'ho preso solo perché ero in biblio e mi avanzava mezzora e ho preso in mano la cosa più corta che ho trovato.
Boh, è tutto. Vado a fare la spesa. e buoni cazzi e mazzi e quelle cose lì.

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"Cosmonauta" (epub) di Simone Corà**(*)

Ma io dovrei proprio andare a dormire, che domani è una giornata inferno, ma poi, alla fine, la notte non è sempre un inferno? E allora, tanto vale che uso questo quarto d'ora in cui il coccolo si sta scaldando, e io mi ficcherò sotto il copertoni, ascoltando Kurt Vile, che credevo lagnoso ma invece è bello, e Gilmour, che credevo bello, ma invece è lagnoso, ecco dicevo, uso questo tempo per parlarvi di un racconto che potete scaricare gratis ed è niente popodimeno che di Simone Corà.
Come dite? Chi cazzo è Simone Corà? Un mio amico di Vicenza, e questo è bastato perché 1) mi scarichi da salcazzodove questo ebook horror di 25 pagine 2) addirittura lo legga!
Potete scaricarvelo pure voi, tranquilli, non fa male e si riesce a leggere, anche se stavolta, al contrario di altre, qualcosa da ridire ce l'ho, e non mi ha lasciato del tutto gaudente, alla fine.

Ma andiamo per ordine.
Leggere si legge bene, come tutte le cose di Simone, che ormai, a parte quel brutto difetto che ha ogni tanto di ripetere le cose 3-4 volte, ha una scrittura scorrevole e un modo chiaro di "montare" i plot delle sue storie. Questa è molto lovecraftiana, ma mettendoci dentro, come piace a lui, personaggi ironici e fin troppo normali, pieni di difetti che li portano a cogliere anche gli orrori come qualcosa di gestibile, o addirittura risibile.
Qui l'orrore è una massa enorme che, all'improvviso, si precipita sopra la città. Una massa viva, di non vi dico cosa. C'è una partita di calcio in cui si descrivono tutti gli stereotipi del calcio per pulcini, con genitori insopportabili, bambini cicciottelli, piccoli campioni e allenatori protagonisti che ci parlano in prima persona, ed ecco, il problema forse è proprio qui.
La prima persona che ci racconta tutto non mi ha lasciato visualizzare tutto come avrei voluto.
Certi tratti, nella fase clou del racconto, mi scivolavano via perché volevo che succedesse qualcosa mentre in realtà stava succedendo già. Questa difficoltà mi ha po' smontato il pathos della seconda metà del racconto, che era partito bene, in media res, e senza dare spiegazioni se non il titolo all'essere trovato fra i piedi dei protagonisti.
E' tutto dai. Si può leggere, anche se forse, ma lo dico io che son pigna in culo, con una terza persona esterna si aprivano strade che qui sono rimaste socchiuse. Ma son letture che comunque allietano e divertono, e ne abbiam tanto bisogno :)

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"Narragenda 2016" di AAVV

Cos'è, chi è, dov'è? Perché? Karkadè! No, okay, basta stronzeggiare, un post breve e conciso per dirvi che ho letto la Narragenda e credo proprio che la userò, anche se siamo nell'epoca delle cose digitali e google fa tutto per me e blabla. Ma volete mettere aprire questa cosa e scriverci quelle quattro minchiate di cui non ti ricordi perché non sono minchiate che hanno l'evento fb?
Per dire, prendete l'altro giorno. Era giovedì. E io avevo una giornata tipo: 9-11 udine 12-13 codroipo 14-16 in radio - 17-18 udine e poi, credevo, di potermi godere una serata musicale di concerti dub e salcazzo cosa. E invece, scropro improvvisamente di avere un consiglio di classe nel pomeriggio. (sbroc sbroc rabalt rabalt bestemm bestemm spost spost sticaz sticaz). Ecco. Se io avessi scritto questa cosa sull'agenda, io l'avrebbi saputo. Cosi come che ne so, tipo che mercole matt dovrei andare a vedere la modotti o domani ser le poesie del laurin o mercole la pizz con jess e giove cena coi colleg e poi fingere di essere stanco per andare a un concert tecno cazz in una caserma dismess e ven cena di prof ma finger malor per andare invece probabilmente ora io credo di poter fare così ma scommetto che ho delle cose già fissate che non me le sto ricordando e che non posso fare così. E allora forse chissà. Se avessi un'agenda, magari li del computer… Ma forse no, il fatto è che in una agenda dove non scrivi le cose da fare, che magari non ne hai (no, okay, io ne ho sempre almeno due, ma questo è un altro discorso), puoi usare quella cosa per scrivere altro. Tipo che ne so, un contro racconto o uno haiku a tema del racconto o uno anagrammando il titolo, o magari e soprattutto farci un disegno, ecco, questo con il pc non lo si fa. E quindi, ecco, era per dirvi che mi stuzzica l'idea di avere un'agenda di carta.
Questa qui, per darvi dettagli tecnici, è un'agenda con 4-5 righe per giorno, e con dentro, uno per ogni settimana, i racconti! Ma che diamine, che vi sto a parlare. Ve la faccio vedere! Aspettate che scanno la pagina col mio, niente di che, lo so, e ve la metto, così potete leggervi il racconto che è ambientato nella città dell'autore, uno, e nel periodo della settimana in cui è messo (e in cui l'autore compie gli anni, più o meno). E' un'idea carina, suvvia. E poi è all'interno molto elegante, e ogni mese ci sono delle pagine vuote per le note.
I racconti? Li ho letti tutti, sì. Brevi, più o meno, sono altalenanti per stili e genere e qualità, chiaramente, ma c'è qualche buon pezzo. A me non sono dispiaciuti Amorevole inverno, Amore passato, Parco, Il riscatto, Ricordi, Napoli e lei, un compleanno, Spuntano fuori col disgelo, Il barone, Lontano dal mare, Grumolo, Suicide solution, Andante pensoso, Non trovo più le tue mani, Mantova 76, Fichi d'india, Il ritorno, Parcheggio, Nel fitto bosco, Belaja smert, Le scarpine, Villa San Souci e pure il filobus. Abbastanza dai. Forse me n'è sfuggito qualcuno ma insomma, non è una cosa importante. Un'agenda-libro è un tutt'uno, non è solo libro.
Bene, è tutto, e io non ci ho l'internet e il rinnova della wind non funziona mai, e quindi, ciccia, pubblicherò lo stesso.,,, a 32bit

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"La strana biblioteca" di Haruki Murakami****

Da tanto non leggo Murakami, e su questo blog, addirittura, non figura.
Ma l'altra sera ero dalla padrona e Juliette mi dà questo La strana biblioteca che non conoscevo (e infatti per l'Italia è nuovo, un 2015 novembrino) e pare - va detto - il solito prodotto che anticipa vagamente l'ondata natalizia, con uno scritto da una manciata di decine di migliaia di k impreziosito dai disegni e spacciato per capolavoro, quando capolavoro non è.
Il tutto è cominciato perché Juliette, che ancora non l'ha letto, lo ha per un prestito di qualcuno che lo ha fatto e non ci ha capito un cazzo.
E vi dico subito che arrivato alla fine, anche io, non ci ho capito un cazzo.
O meglio.
Si capisce che c'è qualcosa da capire, sì, ma è molto difficile da capire, oppure, altra ipotesi, l'autore vuole che tu capisca quel cats che ti pare, che a lui va bene.
Ma andiamo per ordine.
Einaudi, oramai, da tempo non è sinonimo di contenuti, quindi non è che mi sorprenderebbe pensare che sia un prodotto buono per mungere le mucche. 15 euro, di copertina, per un cartonato rigido con illustrazioni in b/n, potrebbe essere anche accettabile, ma un po' di puzza di fregatura c'è.
Certo, non come il nuovo Coldplay che sto ascoltando ora, che fa cagarissimo. 

Per inquadrare il libro va detto da dove viene. 
E' un 2008, in Giappone, ed è un Natale 2014 in USA e GBR. In tutti i casi illustrato, perché bene o male è una fiaba nera. E se me lo inquadrate come una fiaba nera, e basta, senza sovrastrutture dovute al fatto che lo ha scritto Murakami, e che tiziocaioesempronio lo additano come piccolo splendido dirompente capolavoro, ecco, dicevo, come fiaba nera è una gran bella fiaba nera.
E' crudo, e finisce in modo poeticamente ancora più crudo.
Questo è l'aspetto che mi è piaciuto.
Così come mi è piaciuta, e come non potrebbe, la scrittura, pulitissima, e poetica, di Haruki.
Sì... devo obbligarmi a tornare da lui.
Devo.
Però questa indeterminatezza dei contenuti e dei significati, almeno inizialmente, non mi è piaciuta. Ma poi... anche adesso, più ci ripenso e più mi piace. 

Comunque, i fatti sono che ne ho letto metà lì, subito, tipo in mezzora, e metà in altra mezzora, qualche sera dopo. I disegni sono molto belli, anche se non tutti mi hanno ammaliato, perché bene o male, se leggi Haruki gli occhi te li portano a spasso le sue righe, e non ti soffermi tanto sui disegni. Li riguarderò, se capita. Ieri ne ho fotografato solo uno, quello che mi piaceva di più, per lasciarvelo qua. 

E qua ve lo lascio.
Molto bello.
Altri belli sono anche più cupi, e non ho capito del tutto la scelta editoriali di metterli a volte una pagina prima del contenuto che raccontavano, a fare un po' da quasi spoiler, anche se di pochissime righe. Ma è una scelta, e non dava fastidio.

Veniamo alla storia, e al perché non si capisce.
E' surreale, c'è un eroe, e c'è una biblioteca.
E c'è un villain, molto villain, come un vecchio, e un guardiano della soglia che è poi, forse, protagonista stesso, almeno da quel che ho capito io. Il fatto scatenante lo capite alla fine: è un lutto.
E dico solo che un personaggio magnifico, l'uomo pecora, nasce da un dettaglio, da un libro che il protagonista va a restituire in biblioteca, che parla di pastori e pecore, e te ne dimentichi quando, più avanti, il protagonista viene fatto prigioniero nelle "segrete" della biblioteca. Sarà obbligato a leggere, seppur trattato benissimo.
Chi è, l'uomo pecora? 
Questa è la domanda.
L'uomo pecora che cucina benissimo i donuts. Croccanti fuori e morbidi dentro.
Chi può essere secondo voi? Ecco. Forse è lì, la chiave di volta di tutta la fiaba nera, nella metabolizzazione del lutto da parte di qualcuno, che passa chissà, nella creazione di un universo che rende terribile ciò che non lo è, come l'atto del leggere, e che lo rende non più chiave di emancipazione ma via verso la distruzione. 
L'altro personaggio, poi, anzi, gli altri due, sono una ragazza bellissima, un alleato, che aiuterà il nostro eroe, e che, assieme allo storno, altra grande domanda della fiaba, porteranno alla conclusione.
Che dire... piaciuto?
Sì, mi è piaciuto. Se non altro perché è molto lontano dalle solite fiabe e ripeto, non capirete un cats nemmeno voi, se lo leggete, e questa che mi sono dato, della biblioteca strana creata per elaborare il lutto, è una spiegazione mia. Poi, potrebbe essere che non c'entra nulla. Ma vabbè, it's Murakami, baby: he wins.

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