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"A caccia di mostri" di Marco Valle*** (epub)

Che sono appassionato di mostri e criptozoologia lo sapete, vero?
Sì, presumo di sì. 
Ogni tanto però mi perdo, tipo da qualche mese a questa parte, e mi dimentico che ci sono cose di cui sono appassionato.
Vi dico, per esempio, che sullo scaffale, da ben 3-4 anni, ho un testo che comprai con i soldi di una vincita proprio di criptozoologia su basi scientifiche che non ho mai affrontato.
Bene, non c'entra nulla con questo, che è un ebook che potete reperire in rete a un prezzo modicissimo (un eurio) e che ha letto anche il mio compagno di merende di mostri e che insomma, una settimana fa, che ero a Negrar, e avevo del tempo da spendere in sale d'aspetto (io leggo benissimo, nelle sale d'aspetto, non so voi, ma sono meglio delle biblioteche) ho cominciato questo e...
non sono riuscito a fermarmi.

Ora, se siete degli appassionati, as me, che possiedo tutto lo scibile del Luchini :) vi dico subito che potete vivere senza, perché al 90-95% le cose le sapete già e le avete già lette. Però... quel 5-10% di mostraggine che non vi ricordavate o che proprio non conoscevate, se siete criptomaniacs, allora credo che lo vorrete.
Marco Valle non fa nient'altro che elencare la gran parte dei criptidi mediamente conosciuti (ma anche molto conosciuti, eh) riportando in modo fresco e scorrevole il dove e il come e il chi dei vari "mostri". Ci mette qualche opinione e spiegazione personale, ma niente di azzardato e tutto abbastanza sensato. Non un trattato di approfondimento, per dire, ma una sorte di breve enciclopedia che dà lo spunto per approfondire.
Il mio giudizio è più che positivo, e se vi venisse la passione dei mostri e della criptozoologia, beh, questo ebook è decisamente un buon punto di partenza. Quindi ve lo consiglio.
Anzi, stavo sbirciando in rete il profilo dell'autore, e pure il suo blog, e devo dire che conferma la sensazione che ho avuto, ovvero, di avere una certa serietà di fondo, nel trattare la materia, e una umiltà di partenza che mi ha fatto sorvolare sui qualche (poche) svista grammaticale e qualche altra sciocchezzuola (che ne so, io Nessie non ce l'avrei messo, ma comprendo la spiegazione data e che ci deve stare, mentre un chupacabra, alla fine, benché conosciutissimo, lo avrei ficcato dentro, così come il vorompatra... ma vabbè, stiamo parlando di lana caprina. Il panorama è così vasto che è ridicolo intavolare di queste discussioni. :) )
Bene.

Vediamo... dunque. Ah, sì. Vi sto facendo questo post perché io mi sono letto l'ebook in macchina, com'è oramai mio costume finché mi schianterò, ma non venite a rompere il cazzo al funerale eh, e leggendolo così ho letto solo il testo, senza immagini. Poco male, visto che le avevo in testa, e anzi, è stato un utile esperimento. Però le immagini ci sono e sono tutte in una galleria di pinterest, che tra l'altro mica conosco tanto, e a cui vi rimando se volete vederle tutte, così vi fate anche un'idea del libro.
Io qui ve ne lascio alcune, solo perché voglio che il post sia bello e colorito e pieno di mostri.
Ma prima vi lascio l'indice del libro, se lo trovo... niente, non la trovo, e allora, ve la copio!

  • Abassay, il diavolo del lago babynkyr
  • il mostro del lago van
  • la creatura del lago tianchi
  • il diavolo del jersey
  • la leggenda degli uomini capra
  • il serpente marino di glouchester
  • ogopogo e manipogo
  • il cadborosauro
  • nahuelito
  • il woodwose
  • mokele-m'bembe
  • ningen
  • trunko
  • nessie e morag
  • il lingworm
  • il tatzelwurm 
  • il morgawr
  • la bestia del gevaudan
  • il dobhar chu
  • mostri marini vs uboots
  • l'uomo gufo
  • il bunyip australiano
  • la tigre del queensland

Ed ecco un po' di mostri presi a casaccio dal pinterest di Marco.









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"Il dito magico" di Roald Dahl***

Cosa fai se finalmente hai mezzora per berti un caffè e stare quieto? 
Niente, ti cerchi un libro da leggere in mezzora. Vagliati quelli per ragazzetti, e non trovati di grossi, ecco che con la sfiga che ho mi casca nella polvere nell'occhio e sputtano dieci minuti di quella mezzora e pulirmi le lenti ecc ecc, mentre il caffè ti si fredda. Ah, triste il destino dei poveri. 
Vabbè, allora ho cambiato stanza e sono andato in quella dei ragazzini, e ho beccato il settore Dahl, e ne ho pigliato uno piccolo, con i soliti disegni Salani Style, by Quentin Blake, e molto semplice, visto che è per bambini, credo di 8-10 anni.
Il libro è anticaccia, la protagonista non ha nome ma ci racconta della famiglia Paper, papà e due figli dediti alla caccia, che ammazzano di gusto caprioli e anatri, ma...
insomma, se la nostra protagonista punta contro il dito magico, succedono casini. Alla maestra che la trattava male (sbagliando) aveva fatto crescere baffi e coda, mentre alla famiglia Paper... eh, insomma, lo si vede in copertina.
Del libro di bello c'è che Dahl non si fa troppi scrupoli a metterci la morte, perché infatti le anitre prima crepano e poi ci si strugge pensando ai genitori che prendono il posto della famigliola. Insomma... il dito magico funziona, alla fine, ed è abbastanza allegorico, ma, mi sa che dentro a questo insegnamento c'è anche quello che non succede niente, puntando solo il dito, ci vogliono i fatti e le punizioni.
Che dire... altro? Ma anche no, suvvia, era solo un salutino di aggiornamento blog.
Posso dirvi, se volete, che sono partite le premiazioni del fun cool con i quadratini di gelo, e per ora hanno ricevuto il loro premio Elisa e Alessandra. Anzi, siccome il pensiero di gelo di Alessandra è pasquale e mi ha detto che ci posso fare ciò che credo, io lo metto qui, come augurio pasquale a voi tutti.
E boh... Ciao!

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I Maestri del colore, 4: Renoir

Ieri ho avuto un pomeriggio tranquillo. Mi son detto, siccome il prossimo Maestro del colore che dovevo leggere era Renoir, perché non cominciamo a guardare un po' di quadri... ho trovato il sito da cui vedete tutti quelli sotto dove praticamente ci sono 72x24 quadri di Pierre Auguste Renoir e ne ho sbirciati un buon terzo. Niente da fare... non mi veniva una storia. Ovvio, dai ritratti si può sempre cavare una storia, ma c'era qualcosa, in tutti quei quadri, di pacifico, di calmo, di normale, di perfettamente armonioso, che mi impediva di trovare l'appiglio giusto per cavarne una storia. Mi sono salvato quelli che esulavano un po' dal Renoir classico, che tutti conosciamo. Il gatto, per esempio, che vedete più sotto, che non ha niente di che, ma che forse non avevate mai visto. E anche quella macchia di colori, e perché no quegli alberi vangoghiani, così pieni di nodi, non fosse che, probabilmente, quegli alberi erano veramente così.
Ora che vado a leggere di Pierre Auguste scopro che, al di là delle quasi sempre presenti ristrettezze economiche, comunque mai fonte di troppo fastidio, vuoi per aiuti esterni, vuoi per amore dell'arte che faceva sopportare il cruccio, dicevo, ho scoperto che Renoir è esattamente ciò che fa trasparire dalla sua pittura: un maestro, un uomo calmo, normale, un professionista
Insomma, lui è un pittore e fa il pittore, studia e opera e rappresenta perché per quanto l'arte sia figlia dell'estro, la sua è incanalata nel mestieri e in una vita normale. 
Conosce tutti, praticamente, gli esponenti del sarà impressionismo. Ha in Courbet il suo faro, cosa che gli preclude di vendere quadri al Salon, essendo questi un corruttore di quadri; ha in Monet, Cezanne, Bazille, Sisley, Pissarro degli amici che gli durano una vita, o anche antagonisti, come Manet, con cui non va d'accordo... insomma. Renoir sembra quasi un punto di equilibrio di tutto il movimento impressionista.
Della vita, da dire, c'è sempre dell'amicizia con Monet, che insomma, con tutte le volte che ho visto ritratta la moglie ti viene da chiederti se non se la trombasse ogni tanto (lo so, sono un maligno), nonché direi più che rilevante il viaggio in Italia e il contatto con Raffaello e gli affreschi pompeiani, che insomma, quella volta mica si potevano vedere bene sulle immagini di Google i quadri.
Ah, dimenticavo di dirvi che è nato nel 1841, il 25 febbraio, che gli vengono i reumatismi dal 1905 circa e finisce per dipingere con i pennelli attaccati alle mani, senza perdere entusiasmo, però. Crepa nel 1919, il 3 dicembre. (qui sulla wikipedia francese potete vedere tutti i lavori in ordine cronologico)
Della pittura qui, si dice che emblematico questo aneddoto, di un dialogo con il suo prima maestro, che lo disapprova, ovviaemente.
Gleyre: "E' senza dubbio per divertirsi che lei dipinge, non è vero?"""Me certamente, e se non mi divertisse la prego di credere che non dipingerei affatto"
E poi, direi, ancora più rilevante, almeno per me lo è stato, capire che tra il scegliere di dipingere un'idea e un fiore, Renoir, sceglierebbe il fiore... ciò alla fine io, per dire, sceglierei sempre, ma sempre, l'idea, foss'anche un'idea di fiore, ma in lui sì, si vede, provate anche voi a guardarvi la carrellata di quadri e vi accorgerete che è vero. Vuole dipingere i fiori, in senso lato di natura, vita, bellezza semplice del mondo, cose così, e vi dirò, son d'accordo. Tra l'altro, la gioia del dipingere la vedi nell'assenza di tormenti interiori, credo.
E in effetti, l'idea di pittore come filtro, rende bene l'opera di Renoir nella sua intierezza. Anche perché in effetti vediamo sempre i capolavori, e son belli, eh... tipo questi:


E certo, sono davvero bellissimi, e ti fanno pensare davvero al concetto di eccellenza, unito a quello di sperimentazione (per l'epoca). Però mantengono una, potrei chiamarla, pace interiore. Questi sono ovviamente pensieri miei eh.
Bella la sua frase, che vi riporto, e che secondo me spiega. 
A me piacciono i dipinti che mi fanno desiderare di passeggiarvi dentro, se sono paesaggi, di accarezzarli, se rappresentano donne.
Ah, e sulle donne, devo dire, lasciate perdere quelli famosi, che avrete già visto, però cercando mi sono trovato delle quaglie davvero notevoli, che sono rappresentate in modo sensualissimo e sempre con un tocco, una leggerezza notevoli. Vi lascio qualcosa:




Bene, io finirò qui, perché okay, ho letto anche del suo rapporto col vecchio Diaz, che gli ha schiarito i colori, ho letto del movimento impressionista, e anche della simpatica cosa che da ggiovane, per burlarsi di lui, quando dipingeva ceramiche e studiare la sera alla scuola serale per pittori, lo chiamavano Rubens, e lui frignava, non perché non gli piacesse Rubens, ma perché pur precisissimo, non era preciso come avrebbe voluto... insomma... ah, chiudo, ovviamente, lasciandovi il raccontino ispirato. Stavolta ho trovato una bagnante che mi piaceva. Dipinta a napoli, tra l'altro, e la modella non è una sconosciuta, ma la sua futura moglia, ma io ho finto che sì. Alla fine del post il raccontino. Ma tanto, lo sapete, li raccolgo in un post appost. :)
Al prossimo Maestro del colore!










Come ti senti?
Gli occhi erano piccoli, le palpebre lievemente cadenti. Il mento appuntito stonava con il naso e il suo vago accenno a una gobba. Leggere occhiaie sottolineavano una pupilla d'una tonalità indefinita, a sfiorare il grigio. Le spalle, quasi scomparse sopra una magrezza scabra, parevano volersi nascondere dietro un sipario sfilacciato di capelli informi. Una palandrana dimessa, impolverandosi sul selciato, celava spigoli e assenza di seno, figli di stenti, lavoro o forse chissà, malattia. Il mare, sullo sfondo, spingeva verso l’occhio dell'osservatore la ragazza, nel complesso di rara bruttezza. Però sorrise, quando chiese timidamente d’essere ritratta. “Vorrei essere come mi sento”, disse.

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"Doppio sogno" di A. Schnitzler****

Non che sia importante, ma diciamo che se siete di quelli che vi piacerebbe sempre vedere il film avendo - prima o dopo - aver letto pure il libro, ecco, sapevatela, 'sta cosa.
E potete anche farlo, come ho fatto io, nonostante il fatto che legga sempre meno (ma scrivo di più, il che va bene) perché più che un romanzo è una novella (che poi il titolo in lingua originale è proprio così) ed è lettura corta, anche se devo dire assai densa.
E' un classico, in ogni caso, e se lo leggete capite il perché. Siamo abituati, temo, a un valore sempre minore, o comunque a una sempre maggiore ricerca dell'easy, a scapito di un qualcosa che magari non è immediatamente fruibile, ma che cerca e trova temi profondi e comunque dà spunti di non immediata assimilazione... quante stronzate vado dicendo eh? No, dài, dicevo solo che non è che ti puoi leggere questo Doppio sogno di Arthur Schnitzler mentre guidi, come faccio con il manuale di criptozoologia, e nemmeno mentre correggi compiti in classe, come faccio con i Dylan Dog vecchi... ti ci devi dedicare. 
Chiaramente, posso anche capire che alcuni temi siano meglio compresi da chi ci capisce qualcosa di Freud, e di inconscio, tanto che, questa novella, da più parti è indicata come una sorta di contraltare freudiano narrativo. Io non sono tra questi, e mi devo accontentare. Per me, doppio sogno, è stato un sottile e azzeccato racconto su come siamo, veramente, e su come uno squarcio di luce sul nostro dentro sia pericoloso, per il nostro fuori.

Fridolin è forse il protagonista vero del romanzo, per quando sua moglie, Angeline, alla fine compia il medesimo percorso. Siamo a Vienna, siamo in una Vienna-bene, un medico, una famiglia modello, o meglio, che ha raggiunto il benessere morale, con tanto di adorata figlia, abitudini, vivere pacifico e negli schemi dei benestanti di inizio secolo. Eppure basta una chiacchierata, un battibecco con qualche confessione, quasi uno scherzo innocuo tra i due coniugi, per far aprire una falla che poi rischia di far crollare una diga intera e travolgerli.
Avete presente quando è pericoloso parlare con le vostre fidanzate di ex e cose che avete fatto un tempo?
Ecco.
E grazie a questo, Fridolin, comincia un viaggio che dura una notte e che lo porta a contatto con almeno tre realtà diverse dalla sua, ma dalle quali non riesce a prendere le distanze.
La figlia dell'uomo che muore, per esempio, che sa esser invaghita di lui. O certo, non le dà retta, diciamo, ma è più per caso, che per scelta, e a dirla in parole povere, alla fine, si ha la netta sensazione che se la tromberebbe, così, tanto per. 
Poi ha a che fare con una puttana, che sembra essere in pericolo, una bambina, per altro, e lui, certo, vuoi chenon cerchi di tirarla fuori dai guai, ma poi, con quale convinzione? Con quale diritto? Pochi, vi dirò, è questo che si capisce. E poi capite che lo fa più per sè, che per lei.
E poi c'è il ballo in maschera, il mistero, la donna che lo salva, nuda, una situazione dalla quale non riesce, ancora una volta, ad allontanarsi e dalla quale si fa letteralmente travolgere. Torna a casa dalla moglie al mattino ed è l'ultima cosa che voleva fare, ma poi, ci sarà redenzione, per Fridolin e i suoi comportamenti che, da sogno, sono invece diventati reali? Sì, perché alla fine, tocca ammetterlo, Fridolin è quell'uomo lì, quello di quella notte, con poco rispetto per molte cose ed egoista, che ha desideri repressi e nascosti che non sono propriamente adeguati a posizione e morale. Insomma... Fridolin è non solo personaggio, ma simbolo. E' facciata, è ciò che siamo veramente... Non siamo, invece, noi uomini soprattutto, Angeline, che alla fine ha solo la differenza di andare a dormire e di non avere occasione per dare il via ad azioni sconvenienti, perché sì, non si sa se le cose non si sarebbero aggiustate o definitivamente guastate. Il tema principale complessivo, ora che ci rifletto, sono le maschere. Le nostre.

Poi, chiaramente, a cercare bene ci trovate davvero molta mitteleuropa del primo Novecento, soprattutto, credo, nell'amico di Fridolin, pianista tanto eccentrico quanto bravo, che entra nella sua vita quella notte, per caso, e lo trascina a un ballo mascherato (ma anche di nudità) che segnerà parecchio il nostro protagonista.
E' una via di mezzo tra un giullare e un cattivo consigliere, il nostro amico Nachtigall, ed è la scintilla che fa prendere una certa direzione ai fatti. 
Ma il cuore del romanzo, senza dubbio, è la tensione che c'è alla festa, il mistero, questa donna che salva Fridolin da non si sa bene cosa perdendo se stessa per sempre. Il mistero. Io, dal libro, non ho percepito erotismo, devo essere sincere. Il sesso sì, latente, c'era sempre e anzi, i momenti in cui era meno presente o diciamo pure assente erano proprio quelli in cui compariva la coppia. Ma poi sì, è nella testa di Fridolin praticamente sempre, eccetto quando chiacchiera con l'amico. E sesso fa rima con tensione e con mistero, anche questo è da dire. Vi sto rompendo le palle? Sì, secondo me sì. Vi devo dire, però, che non sono entusiasta di questo libro a livello soggettivo. Non è, lo dico senza nascondermi, una lettura che fa per me, ma questo non toglie che non ne possa riconoscere la bellezza e la profondità, e questo, anche se non fa per voi, è un libro bello e pure profondo.

Basta chiacchiere, vi devo copincollare, anzi, digitare, un pezzettino, così avete una idea migliore di ciò che sto parlando. Ecco, vi copio l'inizio del capitolo III, così conoscete un po' meglio i pensieri del nostro Fridolin.
Davanti al portone Fridolin alzò gli occhi verso la finestre che aveva aperto poco prima; le imposte oscillavano lievemente al vento quasi primaverile. Coloro che erano rimasti di sopra, i vivi come il morto, gli sembravano ora spettralmente irreali. Aveva l'impressione di essere sfuggito non tanto a un'avventura, quanto piuttosto a un malinconico incantesimo che non era riuscito a soggiogarlo. L'unica conseguenza era una strana avversione a ritornare a casa. La neve per le strade si era sciolta, a destra e a sinistra si vedevano piccoli mucchietti di un bianco sporco, le fiammelle a gas dei lampioni oscillavano; da una chiesa vicina rintoccarono le undici. Fridolin decise di trattenersi ancora un po' nel tranquillo angolo di un caffè vicino a casa sua, prima di andare a dormire, e s'incamminò attraverso il parco del municipio. Sulle panchine in ombra sedevano qua e là coppie abbracciate, come se fosse già veramente primavera e l'ingannevole aria calda non fosse pregna di pericoli. Su una panchina stava disteso un uomo piuttosto cencioso, il cappello tirato sugli occhi. Se lo svegliassi, pensò Fridolin, e gli dessi i soldi per procurarsi da dormire stanotte? Ah, a che servirebbe, rifletté ancora, allora dovrei provvedervi anche domani, altrimenti non avrebbe alcun senso e alla fine si potrebbe pensare che io abbia con lui dei rapporti equivoci. Accelerò il passo come per sfuggire il più presto possibile a ogni specie di responsabilità e di tentazione.
E direi che con questa pagina, chiudo. Si potrebbe dire tante cose, e forse la più rilevante da dire è che, parlandone, mi sono visto riaffiorare moltissime cose e quasi mi pareva impossibile che tutti questi fatti e pensieri potessero essere stati contenuti in una novella così corta. Ecco, questa densità, forse, è la migliore qualità.

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"Il Lorax" di Dr. Seuss****

Coloratissimo, ambientalissimo, e il mio preferito tra i Dr. Seuss che ho letto. 
Preso come storia, è effettivamente nulla di che, Il Lorax.
Gli alberi non si tagliano, o comunque non si tagliano tutti.
Perchè poi le cose muoiono, anche quelle bellissime.
E insomma... ecco, tutto qua.
Ma se lo spirito protettore degli alberi è un misterioso barbone brontolone come il Lorax, se gli alberi sono i famosi Lecci Lanicci, se in mezzo ci sono i Cigni dolcigni, e in acqua cantano i pesci Coristi, così come pullulano i Ba-ba-lanutti, che dei lecci si mangian i frutti, ebbè, insomma, stiamo aprendo le porte al regno della fantasia.
Ecco perché mentre leggevo, pensavo a un possibile film ipervariopinto in digitale e, sorpresona, il film c'è, è del 2012, e bastano alcune immagini per capire che è coloratissimo.

Il testo? Come per gli altri, filastrocche in baciata, anche se secondo me qui è migliore, e io vi lascio un pezzetto.
In un attimo misi su un negozietto
Poi un Leccio Laniccio con un sol colpo d'ascia 
abbattei giù di netto.
E poi rapido e esperto come in ogni occasione 
con quel morbito ciuffo feci a maglia un Tuttone.
E chi ci sta raccontando questa storia? Chi fu, che si vede sempre solo con due braccia verdi brutte e pelose... ed è molto bello questo segreto. Tra l'altro, anche voi vorrete subito un tuttone, che è-una-cosa-che-serve-a-tutte-le-persone. E' guanto, è cappello, è camicia, è calzone.
Bello vero? Sì, lo so, ora lo volete anche voi, il tuttone, come lo vogliono tutti... e non è bene!
Potete immaginare cosa succederà via via, e nonostante questo i Chi-fu non si arrendono.
C'è speranza?
Non so. La storia è raccontata in passato remoto prima persona proprio da colui che ha causato tutto e la racconta a un bambino. Io la chiudo qua, vorrei mettermi alcuni disegni del Lorax, ma onestamente non è facile trovarli e io l'ho già riposto sullo scaffale e non ve lo posso scannare, per sua fortuna. 
E' tutto, direi un bel libro da leggere ai bimbi, meglio ancora del Grinch!

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"Notte rock al jungle garden" di David Metzenthen***

Oramai l'ho letto domenica scorsa, questo simpaticone di libretto, che all'inizio mi piaceva perché aveva una gran qualità: era frizzante.
Poi però si è un po' perso non tanto perché sia diventato meno frizzante, quanto perché scivolato in un paio di clichè davvero troppo clichettosi (la figlia di discografico riccossimo con stravilla galattica ma triste che si ddroga e ha tutto ma le mancano le piccole cose e l'affetto... e insomma, ci siam capiti) e perché la frizzanteria del protagonista comincia a diventare un po' pedante e la sua falsa modestia va prendendo la via della boria. 
Poi però si ravvede, e il finale, per quanto scontato, doveva essere così e diciamo pure che il forse, piuttosto del E vissero tutti felici e contenti, diventa quello che mi ha fatto mettere tre stelline, invece che due.
Di bello, tra i personaggi, il batterista con un braccio solo, 
di noioso, la bassista strafiga, che però, alla fine, è talmente figa che non dà fastidio.

Due parole sulla storia?
Ma sì dai.
C'è il protagonista che fa il tecnico di un gruppo rock australiano. Buono eh, il gruppo, fuori ma non troppo, droghe sì ma poi han smesso che non fanno bene, e tanta voglia di sfondare e bla bla bla. Chiaramente, e qui la parte un po' gnegne, quando suonano al Jungle Garden, locale il cui proprietario è un discografico. Chiaro, la figlia fa la cameriera, ma il nostro Josh, giovanotto contento di fare il tecnico, in quanto il musicista lo farebbe volentieri ma è proprio negato, non lo sa, e sfigato com'è, le risulta pure simpatico. Certo, quasi nessuno gli crede quando racconta che suo fratello è il cantante, vuoi perché quello è un figo, vuoi e soprattutto perché sono figli di padri diversi, e quello di suo fratello era scuro. No, non di carattere, proprio aborigeno.
Anyway, dopo tutto questo buonismo, alla fine, il libro lo salvo lo stesso. Alla fine parla di rock, e a me va bene. E per questo solito post inutile, cosa vi lascio?
Non lo so.
Posso dirvi per esempio che - a proposito di rock - è uscito il nuovo di frusciante, John, quello dei Red Hot, e se è vero che ha smesso con le droghe, dev'essere solo perché ha trovato cose migliore per sballare. Provate ad ascoltare i primi minuti di Enclosures e capirete...
Poi potrei dirvi che domani faccio uno spettacolo che mescolo storia e narrativa.
Racconti brevi inseriti su un impianto storico per ricordare l'anniversario della Prima Guerra Mondiale, i 100 anni, e voi direte, ma no, gelo, i 100 anni sono nel 2015. Per voi, forse, qua in friuli non eravamo sotto l'italia, per un pezzo di regione, e quindi quel pezzo era già in guerra dal '14, e insomma... facendola corta, domani sera, alle 18.00, se siete di queste parti, a San Giorgio di Nogaro, lì della biblioteca, A 99 o 100 anni dalla Grande Guerra, tutto in friulano, eh, letture di racconti che inframmezzano una parte storica, ma che coi libri ha molto poco a che fare.
Alcune cose, se fossi in voi, le leggerei anche se non siete friulanofoni. Per esempio queste tre storie, che trovati qui sull'osteria, e che rendono un po' conto di come ci siano stati - e non se ne parli molto, o comunque non come per la guerra successiva - strupri di guerra dopo il '17. Gli orfani dei vivi, è un concetto che fa rabbrividire... perché si sa, se non è tuo sangue è merda, per i molto poco umani esseri del '17 e seguenti... ma vabbè. 
poi? boh... Vi dico che ho scoperto che nel 2012 è uscito il film del Lorax, e dev'essere meraviglioso.
vi lascio qualche immagine:





e per oggi basta, e magari vi racconto già del Lorax va, ma non oggi.

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