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"Isulis" di Stiefin Morat****

Raramente parlo di libri di poesia, su questo blog, anche perché raramente ne leggo. Non ho tutti gli strumenti per apprezzarla, e spesso, insomma, rischierei di annoiarmi.
Però mi piacciono le parole, e i suoni, e il raccontare con melodia le cose. E quindi ogni tanto ne leggo, magari di gente che conosco, e magari scritti in lingua madre, che per alcuni di noi, forse pure io, non è l'italiano. 
E questo libro di Stefano Moratto, che però qui è Stiefin Morat, è un libro di poesie, di poesie in lingua friulana, uscito qualche anno fa, e che ho rubato a gennaio. So anche la data, il 31, e so di averlo cominciato pochi giorni dopo. 
E so anche che mi piacque assai, e che non è un caso se l'ho terminato qualche giorno fa, so anche il giorno, e ci avevo scritto una poesia, un momento di gelo, ma poi l'ho mandato in giro senza salvarmelo, e boh, amen, mi ricordo che era bello. 
So che comunque stavo leggendo queste poesie alle 5 di mattina, in mutande, seduta sull'uscio di casa, con un tè caldo allo zenzero, prima, e un latte caldo coi cereali, poi. 
Perché ci vuole un contorno giusto, per leggere nel modo giusto delle poesie, soprattutto quando, come in questo caso, sono molto belle.

E se ne parlo qui è perché ciò che ho apprezzato assai - che poi è una cosa che sto cercando di fare anche io - è la traduzione, che non era, secondo me, una banale traduzione in italiano, ma una traduzione poetica, che regalava le stesse emozioni, o quasi, del testo originale in lingua friulana.

Ma basta chiacchiere.
Le poesie non si spiegano, ma delle cose si possono dire. Queste hanno dei temi, quello dell'umanità, della solitudine e della socialità umana, della natura, soprattutto, e il mare, l'acqua, moltissima acqua, e ciò che l'acqua con la sua presenza crea. 
C'è cura, nella scelta del lessico, e anche anima, quando le parole sembrano venire dall'infanzia, dai cortili, dalle case dei propri vecchi e dalle loro bocche sdentate. 
Poi ovvio, il mio vissuto è vicino a questo vissuto, alla bassa friulana, alle acque, ai fiumi, e quindi mi piacciono di più, pur essendo questo il mio friulano e - non mi vergogno a dirlo - essendo costretto a guardare la traduzione, per qualche parole che sentivo lontana.

Ma di poesie, dicevo, non si parla, non troppo, per lo meno, 
E allora vi dico come sono queste poesie facendovi leggere qualcosa. 
Facciamo così, non ho tempo di catturare, e allora faccio uno scan di due facciate, e voi fate la fatica di cliccarci sopra e leggerle, che vale la pena.



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Imponderabile (pukk-it)

Imponderabile

Pamela moltiplicò mentalmente il dato di base P per 3 e aggiunse P ridotto del 40%. Il risultato era buono, ma migliorabile, così raddoppiò la cifra e divise per 8. Fu una buona intuizione, frutto dell'esperienza.
Contò gli oggetti sulla grata di metallo, verificò  il valore .99 sui rispettivi display e sommò il numero ottenuto… non l'avrebbero fregata certo gli Psicologici… Affrontò i Civetta: il numero da considerare era sempre PxÖ2; un coefficiente semplice, ma utilissimo. I 3X2, invece, richiedevano ÖeP, per i [3+1] bisognava calcolare il limite della radice p-esima del loro numero al quadrato per P che tende a infinito.
Ma ogni scienza può essere fallimento, in quanto preda dell'Imponderabile.

Il suo ebbe il volto di una neodiplomata brufolosa. «Vuole anche i bollini?» chiese spocchiosa.

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"Dopo lunga e penosa malattia" di Andrea Vitali**(*)

Dovrei scrivere questo post, ma lo finirò dopo, ma intanto lo comincio e poi volo via, anche io, come l'uccellino biscottoso della mia colazione. Sì, voglio pigliare la bici, canottierato e nonostante il ginocchio gonfio, e andare nel campo a dare una mano ai miei a salcazzo fare cosa - stessero fermi un attimo, che poi finiscono per rimanerci eccetera - e quindi faccio tutto veloce.
Il gatto a colazione, dicevo, l'ho già mangiato. Ho ascoltato già il nuovo Red Hot, che non è brutto, e il nuovo Jake Bugg, che è meno bello e vario e inventoso degli altri due. Ma è giovane e lo perdono.
E' morta gente, durante questa settimana, e non è mai bello. 
E non so se qualcuno che non sento è vivo. Non so come fare a. Che non è che puoi mandare una mail a una persona e dire: ehi, sei ancora viva? Che poi, se non lo è, non legge la mail.
Magari provo a cercare su google, va.
Dicevamo? Sì, che faccio le cose veloce, e volare via in bici. Ecco che vi aggiorno la pagina dei Racconti d'autore. Non li sto leggendo, ma sto leggendo, anche se lento, ma abbastanza. Trovo il tempo, anche se per la maggior parte delle volte, lo impiego dormendo.
Non è colpa mia. Anche adesso, anche oggi, è domenica. Feci le quattro, e mezza, con l'alba. E ne vedo tante di albe. Rubai rose e gironzolai per camminare per la città ché c'era la piena luna. E tutti quelli che col ramadan mangiano di notte in giro. E le kebabberie son tutte aperte. E un inglese mi ha fermato, correndo. Dov'è l'hotel Friuli, voleva. E che diamine, faccio prima ad accompagnarti che spiegarti, sei qui on holiday, no, mi fa. Non proprio. Okay, boh, cazzi tuoi. Un funerale, mi mima con le mani giunte e la croce ecc. Ma diocristo, funeral, non lo sai dire? Forse non era inglesemadre, okay, penso. E io ho fatto la figura di merda. Ma alla fine non mi mollava più, sonletremmezza, miseria. Ho capito che vuoi darmi dieci euro ma io non li voglio dieci euro, tu sei gentleman, ma pure io. Oh, ho dovuto minacciarlo di beat you, e gli ho dovuto dire che siamo in Friuli, mica in Italia, stavo wandering, e ascoltavo musica che viene dalla sua terra, Radiohead e Pj harvey, e voi avete presente quanto più brutto sarebbe il mondo senza di loro? Parecchio. E allora era un motivo sufficiente per non volere i suoi dieci euro.
Insomma... ho fatto tardi, e mi sono svegliato lo stesso presto. E se poi andrò a prendere il sole, so che dormirò, invece di leggere. Ma questo libro, Dopo lunga e penosa malattia, questo di cui vi sto per parlare, di Vitali, lo sapevo che lo avrei letto in pochissimo tempo, e infatti è stato così. Perché?

Beh, avevo recuperato una edizione di quelle rigide, rubata perché praticamente nuova, e io sono curioso, e il primo racconto di Vitali che ho letto mi era piaciuto assai. Un altro libro no, non troppissimo, ma restiamo nel leggibile e godibile, eh. 
Questo non era la prova del nove. Per tanti motivi, a cominciare dal fatto che è l'unico giallo che ha scritto e si vede. (Si ha la certezza di chi sia coinvolto già a metà libro, con un passaggio quantomeno ingenuo) e quindi l'ho preso non come giallo ma come lettura per testare le sue altre qualità.
Non mi ha convinto, ve lo dico subito. Quello che cercavo, a dire il vero, era più uno spaccato della provincia, dei paesini del lago di Chiara, qualche personaggio borderline, sui generis, memorabile... E invece no, il paesaggio non mi è rimasto dentro, anzi, è scivolato via velocissimo, e anche i personaggi, anche se sono passate meno di un paio di settimane, sono già sbiaditi.
Comunque, guardate, ho aggiornato pure i racconti d'autore col turgenev di oggi, e parto. Del libro vi parlo più tardi. 

Eccomi qua, che mi son preso la pioggia e fatto altre millanta cose e ora mi posso guardare la partenza del GP. Si diceva che sapevo che questo libro lo avrei letto in pochissimo tempo, e non solo perché la scrittura di Vitali è estremamente leggera e veloce. E' una scrittura pop, direi, da signora delle biblioteche, il che, intendiamoci, non è un difetto. 
Anzi, è uno dei motivi per cui l'avevo scelto. Volevo qualcosa da take it easy, e questo libro lo è. Ma è anche il solito libro furbetto, nel senso che delle 175 pagine effettive si toglie quelle bianche e le mezze bianche, il margine, e un font allargato, ne restano tipo poco più di un centinaio, ovvero un romanzo breve, che magari è difficile piazzare a 14euri. Ma non stiamo qui a fare le pigne, lo sapete meglio di me come funziona l'editoria e se io fossi un autore che ha piazzato due best seller vorrei proprio un tipo di edizione simile, per il mio romanzo riesumato da un cassetto che non è certo quello che considero migliore. Vorrei fosse arioso, spazioso, e con le frasette del tipo "Dall'autore di "Olive comprese" e "La modista" (che comunque prima o poi magari leggerò, perché Vitali ha del mestiere, e si vede)

Ma diciamo di più del libro. C'è un medico, di quelli della mutua, senza figli, famiglia tranquilla, conoscenze, che viene chiamato a casa di un ex compagno di merende che schiatta di un collasso. Nulla di male, soffriva come lui di angina e non doveva fare strapazzi. Ma questo invece fa bacco tabacco e venere a tutto andare. E non va bene. Qualcosa però non lo convince e a dopo che l'elogio funebre porta come titolo quello del libro, ecco che parte il giallo. 
Il protagonista è il nostro occhio indiscreto sulla provincia del lago Maggiore, ma come dicevo, la mia critica è che ci fornisce una visione non incisiva, che non resta, pur mostrando l'intenzione di volercela descrivere, questa provincia coi difetti nascosti (e le gelosie, le invidie, i tradimenti, tutto che rimane sottopelle). Ci si immerge in situazioni quasi normali, certo, a parte l'omicidio, se c'è, e una vita doppia che il notaio, è lui il morto, ha e sarà molto più di ciò che pensiamo.

Poi? Ma guardate, anche niente. E' un bel libro di intrattenimento, con un difettuccio, ma è opinione mia, nello svelare qualcosa solo alla fine e senza giustificazione durante, che per un giallo, almeno nella mia accezione, è un venir meno all'accordo tra lettore e autore, nel senso che okay nascondermi le cose, ma farlo mettendomele ugualmente tra le righe. Nasconderle del tutto è un po' meno bene, perché sa di stratagemma per far quadrare le cose. 
Di bello, invece, questo sì, alcune riflessioni della coprotagonista, la moglie del medico indagatore, che è donna sola, che invecchia, e che deve venire a patti con quella che sarà la sua vedovanza. Sono bei passaggi, devo dire. Dai, è tutto. Andiamo aventi con altre cose e questo lo metto nella biblioteca di scuola, che è un ottimo libro per adolescenti da far leggere in estate.
Basta così. Al prossimo!

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"Brevi racconti di un grande maestro" di Jaroslav Hašek***

Io ogni tanto leggo cose strane, lo sapete già.
Soprattutto quando le trovo in giro, nei mercatini, e soprattutto se sono racconti, e soprattutto se sono brevi. Quando poi, 'sta cosa me la dicono già in copertina, nel titolo, e vedo un nome che mi pare sconosciuto ma leggo che è un cecoslovacco un po' fuori di testa, be', figuriamoci se non me lo prendevo, questo libretto.

In realtà, poi, Jaroslav Hasek non è uno sconosciuto, ha scritto un romanzo umoristicosatiricoincompleto tradotto in 60 lingue che prendeva per il cool il comunismo e la guerra, soprattutto. Un tizio morto a 40, prigioniero in Russia, che ha girato mezza Asia, arrestato per millanta motivi, politicamente scorretto in tutto, e insomma... una lettura alla sua bio è cosa gradevole. 
Diciamo pure che di cose da dire ne aveva.
Era anche molto prolifico, spesso di raccontini.
Ed era ironico e surreale, come spesso piacciono a me i racconti di satira.
Siccome più chele chiacchiere valgono i fatti, io vi scanno l'incipit del primo raccontino che apre la raccolta, che poi proseguirà con le galattiche vicende di questo partito nuovo fondato dal nostro narratore.
Ecco qua: godetevi l'incipit di Il partito cresce ma le prende.
Ogni nuovo partito politico ha bisogno di entusiasmo. Ma questo entusiasmo lo hanno anche gli altri partiti, e quando il nuovo partito si scontra con uno vecchio, accade inevitabilmente, o per meglio dire d'abitudine, che quelli che sono in minoranza annunciano al mondo di aver ottenuto una vittoria morale. Raggiungono la vittoria morale tutti coloro a cui l'avversario spacca una gamba. Tolstoj una volta ha detto che la vittoria morale è una cosa luminosa e Masaryk stima altamente la vittoria morale, ma né Tolstoj né Masaryk hanno mai avuto il muso rotto. Chi vuole propagandare i principi di un partito che sta nascendo deve dunque per solito accontentarsi di questa vittoria morale e dire: «Noi abbiamo vinto», mentre intanto si fa stendere dell'olio di canfora sulla schiena, perché l'olio di canfora è un mezzo efficacissimo contro le contusioni e i lividi. Ogni nuovo partito deve dunque contare sull'olio di canfora. E in special modo ogni apostolo di una nuova idea politica. Chi vuole imporre le proprie convinzioni politiche a un altro partito, porti sempre con sé una bottiglietta di questo unguento, se non c'è un pronto soccorso nelle vicinanze. Ogni oratore politico ricordi che i gonfiori si medicano con l'acqua vegeto-minerale, e se dopo uno schiaffo si gonfia la faccia, curiamo con un infuso di olio di oliva, cloroformio e una goccia di alcool canforato. Ciò paralizza egregiamente l'effetto dei nuovi slogan politici e delle figure retoriche.
Geniale! Qua mi stavo pisciando dal ridere. E nella prima metà ci sono parecchi momenti come questo, in cui per via d'assurdo il buon Jaro sottolinea l'assurdita umana quando si lega a logiche di guerra e di partito. A volte è persino crudo, nel suo prendere in giro sto poveretto del nuovo partito e le botte che prende. 
Nella seconda metà, devo dire, il libro cala un po', i racconti sono un po' meno incisivi, a livello di surrealità, e si fa più forte l'intenzione satirica e tendono a una certa pesantezza, anche se la Storia infelice di un gatto è forse il punto più alto del libro.
Resta però un libello (ahahah, se lo leggete capirete perché libello mi fa ridere) di valore, se non altro storico. Ci sono molti punti di contatto con un altro geniali narratore di racconti brevi dell'est europeo, questo, che avevo scoperto lo scorso anno, anche se qui la surrealità è molto meno volta al non sense. si vuole mettere in mostra soprattutto le contraddizione del sistema d'oltre cortina della fu Cecoslovacchia, e il pessimo modo di gestire uno Stato.

Poi?
Niente... che credo che questo librettino sia introvabile (stampato dalla Orbis, a Praga, nel 1984... anno decisamente simbolico) e sono contento di averli letti. Ah, e ci sono pure i disegnetti.
Dai, vi saluto con una foto a una pagina col disegno e così vi potete leggere un altro pezzo di racconti breverrimi e satirici, e farvi due risate. Questo è tratto da un raccontino che parla di "Idilli agrari" e di maiali Yorkshire (e il dubbio che Orwell lo conoscesse, ovviamente, ce l'ho).


Ed è tutto, su, mettiamolo via, andiamo a fare una corsa, e come si conclude il libretto, Addio!

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Spie (pukk-it)


 Spie

Ci sono mestieri che sono missioni.
Serve abilità, intuito, pazienza, una dedizione che ingoia una vita intera.
Il mio è uno di questi: ci si vincono le guerre, crollano i governi, si spezzano i cuori. L'informazione, carpita o supposta, è la chiave del successo.
E non è un lavoro facile, non è per tutti.
Bisogna indossare colori smunti, muoversi nel silenzio, non dormire mai.
A vote puòp servire un intero pomeriggio per schiudere l'anta di un'imposta. E basta un nonnulla, uno scricchiolio, per sprecare mesi di appostamenti.

"Mamma? C'è di nuovo la signora Irma che sbircia. Posso farle la linguaccia?"

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"Tutti i racconti - Vol. 2" di Montague Rhodes James****

Vi ricordate del vol. 1? Mi era piaciuto tanto.
Avevo anche fatto le storiacce perché a un racconto mancava il finale e l'ho dovuto cercare in altra edizione vecchierrima reperita in via giro bibliotecario eccetera.
Ecco, ci sono riuscito: ho letto anche il volume 2!
Perché ora che li ho letti, ve lo posso dire. I racconti di Montague Rhodes James, per chi decide di scrivere di horror e in forma racconto, sono un qualcosa che va letto.
Non solo per imparare, ma proprio per avere soluzioni, e per avere un quadro completo di una certa ars narrativa dell'orrore che non può riassumersi e completarsi con i due capisaldi celebri, HPL e EAP.
MRJ (sì, assieme a CAS, Clark Ashton Smith) è un punto imprescindibile, perché ha un suo concetto di orrore, che mischia atmosfere cupe e immagini che oramai sono classiche, a una leggerezza e a volte quasi una ironia (sempre molto nascosta e scarna) che rendono le sue storie riconoscibili.

Questo volume, ve lo dico subito, è un po' meno bello dell'altro, ma non è una novità e la cosa non è penalizzante. 
La prima cosa ce la dice lui stesso, in qualche riga ai racconti che sono spunti che non ha sviluppato o non ha sviluppato come vorrebbe, ma che qui sono comunque pubblicati e che lo stesso Montague ha, diciamo così, lasciato completi ma migliorabili.
Seconda cosa, invece, perché i racconti sono comunque godibili, e anche se manca il pezzone che ti fa rabbrividire, nel complesso bisogna leggere questi e quelli, per farsi un'idea del mondo d'orrore ottocentesco (o meglio sarebbe dire settecentesco) del nostro MRJ.
Che poi, lui ci lascia nel 1936, e se proprio dobbiamo dirla tutta, io lo conosco solo come scrittore di racconti di spettri, ma lui è più archeologo, paleografo, e salcaz cosa d'altro che ha a che fare con l'antichità.
Ma a noi interessano i racconti!

E quali racconti ci sono in questo volume 2?
Questi!
  1. La residenza di Whitminster (The residence at Whitminster)
  2. Il diario del signor Poynter (The diary of mr. Poynter)
  3. Un episodio della storia di una cattedrale (An episode of cathedral history)
  4. Storia di una scomparsa e di una apparizione (The story of a disappearance and an appearance)
  5. Due dottori (Two doctors)
  6. La casa stregata delle bambole (The haunted dolls' house)
  7. Lo strano libro di preghiere (The uncommon prayer-book)
  8. I confini del vicino (A neighbour's landmark)
  9. Una vista dalla collina (A view from a hill)
  10. Un monito ai curiosi (A warning to the curious)
  11. Una serata divertente (An evening's entertainment)
  12. Il Pozzo del Pianto (Wailing Well)
  13. C'era un uomo che abitava vicino al cimitero (There was a man dwelt by a churchyard)
  14. Ratti (Rats)
  15. Di notte nel Parco dei Divertimenti (After dark in the Playing Fields)
  16. I Cinque Vasi (The Five Jars)
  17. L'esperimento (The experiment)
  18. La malignità degli oggetti inanimati (The malice of inanimate objects)
  19. Un'immagine (A vignette)
presi brutalmente da wiki, senza discernimento. Poi c'è il testo: I racconti che ho cercato di scrivere. Bello pure quello come se fosse un racconto.
Manca, a completare i 41, la strega di Festanton e Una notte nella cappella del King's college, e poi una manciata di bozze e roba incompleta.
Insomma... non era prolifico, il buon Montague.
Di questi qua, i miei preferiti, che ricordo già dal titolo con grosso piacere, sono sicuramente il Pozzo del pianto, ma anche Una vista dalla collina, e perché no, Avvertimento ai curiosi e Topi... 
E gli ultimi, comunque sono quelli che ho gradito di più.

Ma cosa si impara leggendoli?
Un modo di raccontare le storie, tanto per cominciare. Antico, forse desueto, ma affascinante e molto legato alla realtà del come si raccontano, e non come si scrivono, le storie di paura.
Quasi tutti i racconti sono raccontati da qualcun altro, gente che ha sentito da altra gente, lettere ritrovate, amici comuni, esperienze che capitarono. 
Prendete avvertimento ai curiosi, per esempio, vado a rubarvi l'incipit, anzi no, un po' dopo, dove si entra nella storia da fuori, per via narrata:
Come ho già detto, ho visitato per la prima, volta Seaburgh quand'ero bambino; ma c'è poi un intervallo di parecchi anni a separare la mia prima visita da quella pio recente. Eppure il suo ricordo non si è ancora affievolito nel mio cuore e qualsiasi storia la riguardi desta sempre il mio interesse. La storia che sto per raccontare è una di quelle: mi è stata riferita in un luogo quanto mai lontano da Seaburgh, e del tutto casualmente, da un tale al quale avevo fatto un favore, motivo più che sufficiente, a suo giudizio, da convincerlo a prendermi, senza alcuna reticenza, per suo confidente

Conosco abbastanza bene la regione (disse), -Frequentavo Seaburgh con una certa regolarità, in primavera questo, per via del golf. Di solito scendevo alla locanda dell'Orso con un amico - si trattava di Henry Long, forse voi lo conoscevate («Di vista», gli risposi) -: ci facevamo riservare una saletta dove ci trovavamo molto bene. Dopo la sua morte non ho più avuto voglia di andarci; e poi, dopo quanto è successo l'ultima volta, non credo proprio che potrei mai più tornarci.

Era. l'aprile del 19... e, per una combinazione, eravamo quasi gli unici ospiti dell'albergo, e le sale comuni erano praticamente vuote. A maggior ragione fummo sorpresi quando, dopo pranzo, la porta delle nostra saletta si apri e un giovanotto cacciò dentro la testa, l/avevamo già notato in precedenza: aveva un che di anemico, di quasi conigliesco - capelli chiari, occhi chiari - ma non per questo sgradevole. Cosi quando disse: - Chiedo scusa, è una stanza riservata questa? - non borbottammo un sì scontroso, ma Long rispose, o forse io, non ha importanza: -Entrate, prego. - Davvero posso? - esclamò il giovane con aria alquanto sollevata. Era più che evidente che cercava compagnia e, visto il tipo di persona che sembrava - non di quelli che ti rifilano tutta quanta la storia detta loro famiglia -, lo invitammo a mettersi a suo agio. - Avrà certo trovato le altre sale alquanto desolate - io gli dissi. Infatti, aveva avuto questa impressione; ma era davvero molto gentile da parte nostra, e cosi via. Una volta terminate le formalità, fece finta di metterei a leggere un libro. Long stava facendo un solitario, io scrivevo. Dopo qualche minuto non tardai a rendermi conto che l'ospite era in uno stato di evidente agitazione o nervosismo, che finì per comunicare anche a me, cosi accantonai l'idea di scrivere e mi risolsi a intavolare una conversazione con il nostro.
Insomma, dovrebbe bastare per farvi capire. Poi, a volte, mette la storia dentro la storia, del tipo: "vi racconto di questo che mi ha raccontato un tizio a cui hanno raccontato che.
E io ho trovato bello, questo modo antico di narrare. 
E poi è molto funzionale all'orrore di James, che è tutto proiettato dal passato. 
Fantasmi, oggetti, misteri, tombe, morti, preghiere, maledizioni... tutto che viene dal secolo prima, o da quello prima ancora. 
E tutto, aggiungerei anche, molto british. Non nel senso di educazione, eh, ma di contorno, di toni, di ambientazioni. Ti perdi in questa nebbiolina e in questa umidità, presente anche quando non ne parla, e spesso siamo nelle vecchie antiche ville, polverose e sfarzose, coi tendaggi pesanti e lo stile vittoriano.
Insomma... dai, avete capito. Se lo conoscete sapete già come sono questi racconti. Se non li conoscete, e volete formarvi come lettori di racconti gotico-fantasmici, be', James è imperdibile. 

Poi, attenzione. Non venite qui a cercare la verve e l'azione, eh. Sia chiaro. 
Anche quando l'azione c'è, a noi lettori è già stato detto dall'inizio come il tutto andrà a finire. E quindi no suspense, ma non per questo no party. Le storie reggono di questa costruzione lenta, classica, e adatta. Non potrebbe essere moderna la narrazione di storie che parlano di fantasmi e oggetti antichi e di questa antichità vivono.
Dal passato, si sa, giungono gli spettri peggiori.


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Racconti d'autore (2) - Sole 24 ore - Piano dell'opera (1-...)

N° 1
Andrea Camilleri
Il medaglione

N° 2
Joe Lansdale
Fatti relativi al ritrovamento di un paginone di nudo in un romanzo Harmony***


N° 3
Irene Némirovsky
Il ballo

N° 4
Gianrico Carofiglio
Racconto da raccolta “Cocaina”: La velocità dell'angelo

N° 5
Herman Melville
Bartleby lo scrivano

N° 6
Jamaica Kincaid
In fondo al fiume

N° 7
Massimo Carlotto
La pista di Campagna

N° 8
Stefan Zweig
Paura

N° 9
Giancarlo De Cataldo
Ballo in polvere




N° 10
Max Frisch
Il silenzio. Un racconto dalla montagna.

N° 12
Jorge Luis Borges
La morte e la bussola
Il giardino dei sentieri che si biforcano

N° 13
Giorgio Scerbanenco
Un treno per l'inferno e altri racconti***
- Un treno per l'inferno
- L'uomo più solo del mondo
- Morte a pagamento
N° 14
S.S. Van Dine
L'ultima avventura di Philo Vance

N° 15
Ugo Facco De Lagarda
Il commissario Pepe

N° 16
Sebastiano Vassalli
La morte di Marx e altri racconti

N° 17
Ray Bradbury
Cadrà dolce la pioggia e altri racconti

N° 18
Manuel Vasquez Montalban
Storie di politica sospetta

N° 19
Arthur Conan Doyle
Uno studio in rosso

N° 20
Virginia Woolf
La signora Dalloway in Bond Street e altri racconti

N° 21
Maurice Leblanc
Arsène Lupin, ladro gentiluomo

N° 22
Jack London
Storie di boxe
- Il gioco
- Una bella bistecca
N° 23
Francis Scott Fitxgerald
- Jelly-bean
- La parte posteriore del cammello


N° 24
Henry James
Autobiografia degli anni di mezzo



N° 25
Augusto Bianchi Rizzi
Montsé

N° 26
Stefano Brusadelli
Sette piccole atrocità



N° 27
Arthrur Schnitzler
L'ultimo addio



N° 28
Nathaniel Hawthorne
Frammenti dal diario di un uomo solitario




N° 29
Antoine De Saint Exupery
Lettere di giovinezza all'amica inventata



N° 30
Oscar Wilde
La casa dei melograni




N° 31
Stephen Crane
La scialuppa e altri racconti


N° 32
Charles Dickens
Racconti polizieschi


N° 33
Joseph Roth
Questa mattina è arrivata una lettera



N° 34
Luigi Pirandello
La casa del Granella e altri racconti
N* 35
James Joyce
Gente di Dublino. Racconti scelti

N° 36
Italo Svevo
Argo e il suo padrone e altri racconti

N° 37
Charles & Mary Lamb
Macbeth e altri racconti di Shakespeare


N° 38
Giovanni Verga
Pane nero e altre novelle rusticane


N° 39
Israel J. Singer
Perle - Uno straniero


N° 40
Julio Llamazares
A metà di nessuna parte



N. 41
Piero Chiara
Il verde della tua veste e altri racconti





N. 42
Thomas de Quincey
Il vendicatore


N. 43
Théophile Gautier
Hashish



N° 44
Henry James
La panchina della desolazione



N° 45
Gianni Celati
Costumi degli italiani



N° 46
Heinrich Von Kleist
La Marchesa von O.

N° 47
Nagib Mahfuz
Karnak Cafè



N° 48
Riccardo Gualino
Uragani


N° 49
Michail Bulgakov
Cuore di cane

N° 50
Giacomo Verri
Racconti partigiani


N° 51
Ottiero Ottieri
I divini mondani


N° 52
Roberto Piumini
Il ciclista illuminato


N° 53
AA.VV
Il mare si lasciava attraversare


N° 54
Isaak Babel'
Racconti di Odessa


N° 55
Luciano Bianciardi
La solita zuppa e altre storie


N° 56
Stefano Mellini
Stella Rossa


N° 57
Mauro Marcantoni
Controluce


N° 58
Ivan Turgenev
Diario di un uomo superfluo

N° 59
William Trevor
Gli scapoli delle colline e altri racconti

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